IL DOCUMENTARIO INTERATTIVO

L’invenzione dello spazio.
Ville e Giardini medicei in Toscana

Il patrimonio delle Ville e Giardini medicei è stato valorizzato nel 2013 con l’inserimento di 14 siti nella Lista Unesco del Patrimonio dell’Umanità. Il riconoscimento ha considerato il valore delle singoli luoghi e dell’intero sistema delle ville e dei giardini quale risultato di una rivoluzione culturale che ha avuto nella Famiglia Medici un protagonista per quattro secoli. Il progetto “L’invenzione dello spazio. Ville e giardini medicei in Toscana” è un documentario interattivo che introduce agli elementi essenziali di questa rivoluzione culturale, economica e spaziale. Lo fa con un linguaggio espressivo contemporaneo e legato alla rivoluzione tecnologica digitale, allontanandosi quindi dalla rappresentazione realistica, per contribuire simbolicamente a quell’evoluzione della visione del ruolo dell’uomo nello spazio e nella società iniziata con il Rinascimento.

Come navigare nel documentario interattivo

L’i-doc ha due modalità di essere esplorato: una principale e una secondaria.
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Modalità Principale

Questa modalità propone l’esperienza narrativa interattiva.

Si attiva cliccando con il tasto ENTRA che si trova nella pagina principale del sito. Una volta entrati l’utente viene accompagnato in un viaggio con cinque esperti. Oltre ad ascoltare il loro racconto, l’utente potrà interagire con alcuni contenuti aggiuntivi, per approfondire ed espandere la narrazione. Questi sono posti al lato dell’intervistato, e si scoprono nello spazio tridimensionale muovendo il mouse: appariranno sotto forma di icone su cui cliccare.

I contenuti di approfondimento sono di due tipologie:

  • modelli tridimensionali di Ville Medicee e Statue presenti nei Gardini, unite a testi graficizzati;
  • immagini di oggetti, particolari architettonici, elementi naturali afferenti alle Ville e Giardini Medicei, scannerizzati con una apposita e recente tecnica

Se la scelta dell’utente cade sui modelli tridimensionali, al click, la voce dell’intervistato si sospende, per rendere agevole la lettura dei testi. Cliccando sul tasto BACK, si potrà tornare all’esperto che continuerà il suo intervento fino alla conclusione.

Se la scelta cade sulle scannerizzazioni degli oggetti, l’intervistato, tramite un’animazione, si trasformerà nell’oggetto associato a quel capitolo e a quel contenuto. In questo caso, non essendoci testi estesi, la voce dell’intervistato non si sospenderà ma continuerà nel suo intervento. Le immagini degli oggetti, quindi, saranno a supporto della narrazione, svolgendo una funzione in alcuni casi evocativa, in altri didascalica o descrittiva.

 

Modalità secondaria

Questa modalità propone un’esperienza di esplorazione dei contenuti narrativi in chiave logico- argomentativa. Si attiva cliccando nella pagina principale il tasto SITEMAP, in basso a sinistra. Questa sezione è stata pensata per chi vuole tornare su alcuni argomenti in un secondo momento, e presenta i singoli contenuti separati per tipologia, ed esplorabili attraverso liste o una mappa interattiva che, contemporaneamente, fornisce la struttura dei contenuti del documentario.
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Gli esperti

Luigi Zangheri – Storia dell’architettura

Già docente di Storia del giardino e del paesaggio presso l’Università di Firenze; già presidente del Comitato Scientifico Internazionale ICOMOS-IFLA per i paesaggi culturali; è presidente emerito dell’Accademia delle Arti del Disegno. Promotore della candidatura a Patrimonio Unesco delle Ville e Giardini medicei.

Paesaggio Culturale, La villa e il giardino, L'architettura

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OggettoVille e Giardini medicei
Obiettivi specifici di apprendimento• Comprendere l’originalità della creazione rinascimentale della villa con giardino
• Riconoscere la peculiarità del paesaggio toscano segnato dalla presenza della villa con giardino
• Scoprire il sito seriale delle Ville e Giardini Medicei inserito nella lista del Patrimonio mondiale
• Comprendere l’evoluzione della residenza signorile dal Medioevo al Rinascimento
DestinatariDocenti e studenti delle Scuole secondarie di primo e secondo grado
Materie di insegnamento coinvolteScuola Secondaria di primo grado: Geografia, Storia, Arte e Immagine, Tecnologia
Scuola Secondaria di secondo grado: Storia, Geografia, Storia dell’arte
Competenze trasversali
• Assi culturali
• Cittadinanza
Asse dei linguaggi (linguaggio visivo-spaziale)
Asse scientifico-tecnologico
Asse storico sociale

Competenze di cittadinanza:
conoscere il territorio in cui viviamo e identificarsi attivamente in esso; riconoscere l’importanza della tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico della Nazione (art. 9 della Costituzione); riconoscere il valore universale del sito seriale “Ville e giardini medicei” inserito nella Lista del Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’Unesco.
Parole chiaveVilla, Giardino, Paesaggio, Toscana, Agricoltura, Fattoria, Rinascimento, Campagna, Brunelleschi, Leon Battista Alberti, Palladio, Inigo Jones, Classicità

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Il paesaggio culturale

Ville e giardini sono una categoria del paesaggio culturale intendendo quest’ultimo come la risultante delle relazioni che intervengono fra uomo e natura. Non c’è infatti villa né giardino, soprattutto mediceo, che non venga qualificato o sottolineato dal suo paesaggio.

Le ville e i giardini medicei in Toscana costituiscono un sistema che è stato riconosciuto in 14 esemplari (1). Il rapporto culturale di tale sistema è comprensibile se si pensa a quanto il territorio della Toscana sia stato segnato da questa presenza: si tratta di giardini e ville che dobbiamo necessariamente intendere nel loro contesto paesaggistico fino a far divenire villa, giardino e paesaggio – in qualche modo – un corpo unico.

 

La villa e il giardino

La villa si sottolinea nel suo contesto e quindi anche nel suo paesaggio, mentre il giardino generalmente è un’estensione costruita e razionale, così come la struttura architettonica della villa.

Il paesaggio, che apparentemente si mostra più libero e naturale, è al contrario regolato dall’agricoltura sapiente che viene assicurata dalla proprietà stessa della villa. Il territorio circostante generalmente è infatti generalmente costituito da una fattoria, da una tenuta che appartiene al proprietario della villa, il quale ha tutto l’interesse ad avere un’agricoltura utile, delle rendite e – soprattutto in Toscana – vigne e uliveti produttivi.

ll Rinascimento, attraverso l’Umanesimo, porta infatti a riscoprire i valori di un’agricoltura favorevole alla libertà dell’esercizio della vita nella campagna, la quale, attraverso una concezione nuova e per certi versi più democratica, che non solo garantisce la vita dei più umili, chini sui campi, garantisce anche i proprietari dei terreni. Attraverso il meccanismo della mezzadria, nato in epoca medievale, si determinano infatti quelle circostanze che resero possibili garanzie reciproche tra operatore e datore di lavoro.

 

L’architettura

L’architettura della villa corrisponde a un superamento della casa da signore com’era concepita nel Medioevo, cioè una casa torre (2) che denotava l’importanza del proprietario della residenza.

La villa rinascimentale, grazie anche a fondamentali contributi architettonici da parte di Brunelleschi, ma soprattutto al trattato sull’architettura di Leon Battisti (3), rivoluziona questa concezione, attraverso una struttura simile al Palazzo di Città, che si caratterizza con il cortile centrale grazie a cui si assicura ventilazione e illuminazione a tutti i vani dell’edificio.

La villa, che non ha accanto né ai suoi lati altri edifici, è libera di mirare e di godere di tutto lo spazio esterno. Ma questa concezione viene ancora superata – diventando un modello che poi sarà ripreso anche in periodi successivi, come ad esempio da Palladio in Italia o da Inigo Jones (4) nel Regno Unito – dal fatto che al centro viene posto un grande salone. E allora, per esempio a Poggio a Caiano, la struttura si articola in una sorta di pianta a doppia T; e` inoltre decorato e posto in facciata un pronao che culmina con un grande triangolo tanto da ricoradre un’architettura sacra che consacra il vivere nella villa e lo riporta al periodo dell’aulica classicità romana.

 

1 In tutta la Toscana sono numerose le ville appartenute ai Medici. D e delle 36 censite, 14 sono state iscritte nel 2014 nella lista del Patrimonio dell’umanità dell’Unesco avendo soddisfatto tre dei 10 criteri ufficiali. Per approf. cfr. http://www.unesco.it/it/ItaliaNellUnesco/Detail/188 .

2 La casa torre, in certi casi identificata con la casa da signore, e` una tipologia di abitazione rurale che si diffonde dalla pianura Padana fino alla Toscana e alle Marche fra XIII e XIV secolo. Cfr. Grepi C., “La casa contadina”, in Trame nello spazio. Quaderni di geografia storica e quantitativa, n`7, Università di Siena, Firenze 2017.

3 rif. a De re aedificatoria, 1450 circa.

4 Inigo Jones e` stato un urbanista e architetto inglese vissuto fra il 1573 e il 1652. Frequento` l’Italia e artisti come Scamozzi e Palladio

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Paolo Grossoni – Botanica

Già Professore ordinario di Botanica ambientale e applicata presso Dipartimento di Scienze Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente dell’Università degli studi di Firenze.

La scienza che studia le piante, I giardini e la città, Il giardino delle meraviglie

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OggettoArte, botanica ed economia nel Rinascimento
Obiettivi specifici di apprendimento• Conoscere l’impulso dato nel Rinascimento agli studi scientifici e i centri dai quali questi studi si propagarono in Europa;
• Conoscere l’impulso dato da Cosimo I dei Medici alla botanica;
• Comprendere le connessioni tra botanica, economia e politica;
• Conoscere il significato politico dei giardini medicei;
• Conoscere il valore economico delle piante che venivano commerciate dai Medici e da altre famiglie fiorentine come i Rucellai;
• Conoscere le varietà di piante prescelte dai Medici per i loro giardini e la loro motivazione;
• Conoscere la vocazione dei Medici al collezionismo di oggetti d’arte e di piante.
• Conoscere la differenza tra giardino formale o “all’italiana” (Castello), giardino manieristico (Pratolino nel Cinquecento) e giardino romantico o “all’inglese” (Pratolino nell’Ottocento).
DestinatariDocenti e studenti delle Scuole secondarie di primo e secondo grado
Materie di insegnamento coinvolteScuola Secondaria di primo grado: Storia, Scienze, Tecnologia e Arte e Immagine
Scuola Secondaria di secondo grado: Storia, Scienze, Storia dell’arte.
Competenze trasversali ⇒ Assi culturali


• Cittadinanza
Asse scientifico-tecnologico
Asse storico sociale

Competenze di cittadinanza:
- Comprendere l’origine storica dell’impresa e della rete, alla base dell’economia moderna;
- Costruire la propria identità culturale di cittadini che abitano in Toscana;
- Riconoscere il valore universale del sito seriale “Ville e giardini medicei” inserito nella Lista del Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’Unesco.
Parole chiaveScienza, Rinascimento, natura, piante, Botanica, Cinquecento, Cosimo I dei Medici, Studio pisano, Luca Ghini, anatomia, giardino, Rucellai, licheni, Castello, acacia, agrumi, gelsomino, Boboli, Pratolino, Francesco I dei Medici


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La scienza che studia le piante

La parola Rinascimento significa anche che l’uomo comprende di essere parte della natura o, meglio ancora, si sente al centro di essa e quindi – come tale – capace di comprendere e di studiare la natura stessa e, conseguentemente, di poterla controllare.

Questo grande movimento di pensiero porta ad approfondire tutte quelle discipline che riguardano l’uomo e il mondo in cui esso vive: le discipline mediche come l’anatomia da una parte, quelle relative al cielo come l’astronomia dall’altra, ma anche le scienze che riguardano gli animali e le piante.

Per quanto riguarda le piante, fin dall’inizio del ‘500, una serie di studiosi cominciano a portare un modo innovativo, diverso, di studiare le piante.

All’interno di questa innovazione il Granduca di Toscana Cosimo I ha un peso notevole perché fortemente interessato allo studio delle piante e ai numerosi significati che attraverso il loro utilizzo si possono esprimere.

Negli stessi anni, riapre lo studio universitario pisano, chiamando colui che, in quel momento, è il più grande botanico italiano, conosciuto e apprezzato anche in Europa, ovvero Luca Ghini. Cosimo gli assegna la cattedra di anatomia e di botanica[1].

Perché i Medici hanno questo grande interesse per la botanica? Sicuramente perché le piante sono uno strumento per esprimere anche messaggi politici e per coltivare interessi economici della famiglia. La botanica infatti non risponde solo al desiderio estetico di possedere bei fiori e belle piante, magari di specie e forme particolari, ma soddisfa anche il piacere di costruire un giardino che possieda un significato politico. In aggiunta le piante possono costituire una fonte di ricchezza economica, come accade per gli agrumi, ma anche per altre specie. Ad esempio, la famiglia dei Rucellai[2] deve la propria fortuna a un lichene che permetteva la colorazione delle stoffe in maniera eccelsa, soprattutto nella gamma dal viola al rosso.

 

I giardini e la città

I giardini delle varie ville costruite dai Medici svolgono un ruolo fondamentale. Sicuramente, fra i primi, bisogna ricordare il giardino più caro a Cosimo I, ovvero il giardino di Castello. Questo luogo nasce come documento iconologico della precisa volontà politica di Cosimo nei riguardi di Firenze. Esso esprime infatti la strettissima connessione fra la famiglia e la città.

Si tratta di un giardino in cui questo intento è sottolineato anche tramite la scelta delle piante: per esempio le conifere come il cipresso oppure le piante latifoglie decidue e sempreverdi come il leccio e gli olmi sono solo alcune delle varietà che possiamo citare.

Il giardino di Castello diviene rapidamente anche un luogo in cui sperimentare e conoscere le nuove piante che vengono portate a Firenze e che i Medici ricercano in tutto il Mediterraneo. Fra queste arrivano per la prima volta a Firenze l’acacia farnesiana e una varietà di gelsomino (iasminum sambac) che verrà poi chiamato il mugherino del Granduca proprio perché selezionato, coltivato e diffuso a partire dalla villa di Castello.

Un altro giardino legato alla figura di Cosimo I è Boboli, il grande giardino di rappresentanza, annesso alla reggia di Pitti. Boboli presenta gli stessi stilemi di Castello, ovvero vasche, fontane, grotte e statue, ed è ben presto anch’esso portato al collezionismo. La collezione più conosciuta di questo giardino è sicuramente quella delle statue, ma sono presenti anche molte collezioni di piante, come gli agrumi e le camelie.

Un interesse particolare viene riservato dai Medici agli agrumi tanto a Boboli, quanto a Castello, poiché queste piante rappresentano un importante investimento economico e una fonte di reddito.

 

Il giardino delle meraviglie 

I giardini di Castello e di Boboli sono i due giardini di Cosimo I: due giardini con una struttura abbastanza simile, anche se di dimensioni diverse. Identici stilemi si presentano in entrambi con due significati però ben precisi e ben distinti. Castello è stato il giardino del politico, ovvero la dichiarazione politica di Cosimo nei confronti di Firenze, Boboli è invece il giardino di rappresentanza di Cosimo quando ormai egli è già affermato[3]. Vi è poi un altro giardino che si collega a questi, il giardino della villa di Pratolino fatto qualche decennio dopo dal figlio di Cosimo, Francesco. Francesco è un neoplatonico, è un alchimista (o almeno ha molti interessi di alchimia) e vuole accentuare l’esemplificazione della funzionalità della natura anche attraverso le sue esperienze alchemiche, ma soprattutto attraverso gli artifici. Usa l’acqua in un giardino costruito dove questa non c’era e proprio l’acqua verrà usata per muovere e per stupire tutta Europa – con i suoi giochi, con le cascate, con le vasce e con gli automi mossi dall’acqua stessa. Automi che suonavano, che si muovevano, che camminavano, etc… Ma Pratolino è un giardino delle meraviglie anche per quanto riguarda le piante: anche Francesco infatti introduce delle piante nuove, almeno per la Toscana. Fa realizzare un bosco di alberi di grandi dimensioni, che crescendo senza essere codificato e senza essere tenuto entro dimensioni prestabilite diventerà un modello, un archetipo per tutti i giardini manieristi d’Europa. Pratolino più tardi subirà un cambiamento totale e integrale. Nei primi dell’Ottocento raddoppierà di superficie e cambierà completamente aspetto: da giardino all’italiana, sia pure particolare, diventerà un giardino all’inglese, un giardino romantico, una grande selva – molto bella e molto affascinante – che è quella che esiste oggi.

[1] Nel 1543 venne riaperto lo Studium pisano e nello stesso periodo venne istituita la Cattedra dei “Semplici”, che oggi possiamo accostare alla botanica, ricoperta da Luca Ghini, fondatore poi dell’Orto botanico pisano.

[2] Importante famiglia fiorentina che fece fortuna grazie all’industria della lana. La tradizione racconta che, nel XII secolo, un mercante di nome Alemanno fosse soprannominato “Oricellario” per aver scoperto le proprietà coloranti di alcuni licheni del genere Roccella. Durante uno dei suoi viaggi, il mercante si accorse, urinandoci sopra, che la pianta assumeva un’intensa colorazione rossa. Tingendo e commerciando i panni di lana, la famiglia accumulò norevoli ricchezze che permisero a numerosi suoi membri di accedere alle maggiori cariche politiche. Da ricordare Giovanni di Paolo Rucellai, mecenate di Leon Battista Alberti.

[3] Cosimo de’ Medici era figlio del condottiero Giovanni delle Bande Nere e di sua moglie, Maria Salviati. Appartenente ad un ramo cadetto della famiglia, nel 1537 fu eletto duca di Firenze in maniera inaspettata. La morte violenta del duca Alessandro de’ Medici, ucciso dal cugino Lorenzino, aveva infatti lasciato un vuoto nella linea di successione. Dimostrando grande abilità politica, Cosimo fu impegnato per diversi anni nel consolidamento del proprio potere su Firenze e i suoi domini. Cfr. Giorgio Spini, Cosimo I e l’indipendenza del principato mediceo, Firenze: Vallecchi, 1980.

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Giampiero Nigro – Storia dell’Economia

Già professore ordinario di Storia Economica presso il Dipartimento di Scienze per l’Economia e l’Impresa, Università degli studi di Firenze, Direttore Scientifico della Fondazione Istituto Internazionale di Storia Economica “F. Datini” Prato, Direttore del Centro Interuniversitario per la Ricerca sul Turismo.

Il fattore Firenze, L'economia, Il Marketing

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OggettoIl modello economico fiorentino
Obiettivi specifici di apprendimento• Conoscere le dinamiche sociali che a partire dalla seconda metà del Trecento portarono il ceto medio produttivo fiorentino ad una forte espansione;
• Conoscere il funzionamento del sistema finanziario che fece dei fiorentini i padroni del mercato delle merci;
• Comprendere l’incidenza sull’economia fiorentina dello sviluppo del sistema delle aziende e dei loro rapporti con le grandi compagnie commerciali europee;
• Riconoscere l’influenza delle dinamiche socio-economiche sulla nascita dell’Umanesimo e del Rinascimento;
• Riconoscere il legame tra le ville medicee e la mentalità imprenditoriale tipica fiorentina;
• Riconoscere nelle ville medicee l’espressione del potere economico dei Medici e di altre imprese commerciali ad essi legate.
DestinatariDocenti e studenti delle Scuole secondarie di primo e secondo grado
Materie di insegnamento coinvolteScuola Secondaria di primo grado: Storia, Tecnologia
Scuola Secondaria di secondo grado: Storia, Geografia, Economia.
Competenze trasversali ⇒ Assi culturali


• Cittadinanza
Asse scientifico-tecnologico
Asse storico sociale
Competenze di cittadinanza:
- Comprendere l’origine storica dell’impresa e della rete, alla base dell’economia moderna;
- Costruire la propria identità culturale di cittadini che abitano in Toscana;
- Riconoscere il valore universale del sito seriale “Ville e giardini medicei” inserito nella Lista del Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’Unesco.
Parole chiaveMedici, Botti, impresa, modernità, Firenze, economia, commercio, ville medicee, territorio, azienda agricola, capitalismo,Cosimo I, tecnologia, finanza, marketing

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Il fattore Firenze

“La storia delle Ville Medicee corrisponde, in parte, alla storia della cultura e dell’economia di Firenze, e dunque, le Ville sono sicuramente espressione culturale del momento in cui vengono costruite o ristrutturate. Nell’assetto organizzativo -che non era solo estetico ma anche funzionale- esse sono espressione di una mentalità e di una cultura diffusa soprattutto nella Firenze Quattrocentesca, mentalità essenzialmente imprenditoriale: dietro ai grandi progetti di grandi architetti, agli interventi di grandi artisti, si celava la mano dell’imprenditore che intendeva affidare a quella struttura una funzione territoriale precisa e coerente con l’ambiente rurale, nel quale si stavano facendo grandi investimenti per aumentare la produttività del suolo e la qualità delle colture.

Tutto questo rappresenta un’espressione di quello che potremmo chiamare il ‘fattore Firenze’[i], ovvero l’insieme degli elementi che hanno concorso a fare di quella particolare fiorentinità un modello esistenziale: un network tra aziende, operatori ed intellettuali attraverso il quale passavano notizie e informazioni non solo culturali ma anche tecniche ed economiche; la formazione dei giovani orientati verso la professionalità -‘manageriale’ diremmo oggi- ed infine la cura dell’ambiente come elemento che gratifica e rafforza il gusto”.

 

L’economia fiorentina

“Finita la scuola –l’abaco[ii]– di fatto si formavano delle personalità orientate all’economia e all’impresa che garantiscono a Firenze il successo economico su vari fronti. Sono imprenditori che si preoccupavano di far funzionare bene la loro impresa artigianale o la loro compagnia commerciale, imprenditori che, addirittura, guardavano la terra che acquistavano non come un ‘bene rifugio’ -con lo stile che avrebbero avuto gli aristocratici, ossia di mero sfruttamento- ma come un patrimonio da arricchire e da potenziare sul piano della redditività. Si tratta di imprenditori che comprano la terra e investono in essa perché possa rendere esattamente come qualsiasi altro capitale. Questa politica la vediamo realizzarsi pienamente a Firenze formando una qualità ambientale di eccellenza; qualità entro la quale si innesteranno anche le Ville Medicee.

Cosimo I[iii] emanò un provvedimento in virtù del quale le comunità soggette dovevano dare in dono territori boschivi a quei capifamiglia che si fossero resi disponibili a piantumare al loro interno viti ed olivi, ed a creare, quindi, ulteriori opportunità di produzione economica.

L’economia fiorentina si stava sviluppando perché fortemente sviluppato era il sistema delle sue aziende e i rapporti tra queste e le grandi compagnie commerciali.

Le ville medicee che noi vediamo sono, quindi, espressione del potere economico della città e delle grandi famiglie fiorentine? Sì, possiamo dire così ma facendo attenzione. Non sono, infatti, soltanto le grandi famiglie che fanno la forza di Firenze -quella forza che influenza gli architetti che progetteranno le Ville e i Giardini- ma, all’origine, vi è anche un sistema di relazioni sociali tra piccoli operatori economici. A Firenze non vi erano solo le grandi famiglie ma anche piccole attività commerciali che interloquivano fra loro. Si potrebbe, quindi, dire, per certi aspetti, che in quel sistema di relazioni economiche e sociali si era creato un network, una rete, all’interno della quale circolavano le idee. E di quali idee si trattava? Di quelle dell’Umanesimo, ovviamente, del Rinascimento e delle idee tecnologiche, che facevano sì che i fiorentini fossero i più forti in Europa sul piano finanziario.

Si trattava di un know how nel settore finanziario del sistema di funzionamento dei cambi e così via che faceva dei fiorentini i padroni veri e propri del mercato delle merci”.

 

Il marketing

“I fiorentini dettavano la moda nelle corti e tra le grandi famiglie borghesi di tutta Europa. Facevano vere e proprie politiche di marketing, i cui elementi più significativi li troviamo nella ricca Siviglia dell’argento americano. Lì vi era la famiglia dei Botti[iv].

Lo zio da Firenze manda alla nipote a Siviglia un abito di gran moda a Firenze, ricchissimo e sontuoso per il tipo di tessuti e per gli orpelli ma che aveva una caratteristica: si stringeva sotto il seno e di lì, con delle morbide pieghe, scendeva fino ai piedi. Il vestito, inizialmente, non piacque, era un modello sconosciuto a Siviglia. Il fratello scrisse, dunque, a Firenze che quel vestito non era piaciuto perché “…par che una donna sia incinta non sendola. E quindi non mi piace”. Il Botti decise che avrebbe comunque dovuto informare il contesto sivigliano di questa nuova moda fiorentina e si fece dipingere due quadri raffiguranti due piazze fiorentine all’interno delle quali vi fossero delle donne vestite in quel modo. Questo era uno dei modi che i fiorentini utilizzavano per fare marketing: quei quadri sarebbero, infatti, stati appesi ai muri delle case frequentate dalla grande borghesia sivigliana. In fondo, il lusso da esibire è sempre una forma di marketing.

Un ultimo esempio per concludere questo ragionamento: basti pensare che gli stessi Botti mandarono alla loro nipote di Siviglia una bambola per fare la quale spesero una cifra enorme – Quasi diciassette fiorini! Pari a ben quattro mesi di stipendio del piloto mayor di Siviglia, nonché nipote di Amerigo Vespucci[v]. Come fecero a spendere tutti quei soldi per una bambola? Semplice; perché la bambola fu fatta costruire da un particolare legnaiolo che costruiva i crocifissi; perché fu fatta dipingere da un famoso dipintore; e perché fu fatta cucire dalle monache di un particolare convento fiorentino dove dovevano saper cucire molto bene perché usavano tessuti ricchissimi.

Insomma, il risultato fu una cosa che non possedeva nemmeno un principe o un re -Carlo V per le proprie figlie era solito spendere molto di meno”.

 

[i] In effetti esisteva in quei secoli un “fattore Firenze” che sarebbe riduttivo ricondurre al pur fondamentale contributo della cultura delle élite rinascimentali. Umanesimo e Rinascimento agirono positivamente e al tempo stesso furono il frutto di una realtà economica e sociale fortemente dinamica e innovatrice. In essa il ceto medio produttivo, in forte espansione, concorse alla formazione di un genius loci di cui era forgiato l’intero sistema della città del Giglio.

Dopo un rapido esame delle caratteristiche della bottega artigiana, contraddistinta dai ritmi naturali del lavoro e dalla consapevole partecipazione dei lavoranti alla realizzazione del prodotto finale, si esamina il progresso delle attività manifatturiere che, grazie al ruolo internazionale delle compagnie mercantili fiorentine, imposero i loro prodotti nelle corti e nei ricchi ambienti laici ed ecclesiastici europei, condizionandone i consumi. Oltre al modello organizzativo della produzione, nella formazione del “fattore Firenze” agirono la diffusa imprenditorialità, la sensibilità estetica e l’abilità manuale (frutti di adeguata formazione); non ultimo l’ambiente, inteso come contesto urbano e rurale, la cui armonia sembra essere quasi il frutto della intelligenza collettiva, dell’istinto di chi lo abitava. Fonte: Giampiero Nigro.

[ii] Fino dal loro primo apparire, le scuole d’abaco si configurarono generalmente, accanto alle scuole di grammatica, come un livello di studi medio, che faceva seguito ad un primo ciclo scolastico elementare in cui i ragazzi imparavano a leggere e scrivere in latino e volgare. Mentre la scuola di grammatica era dedicata all’approfondimento della grammatica latina ed allo studio delle lettere, della retorica e della logica, la scuola d’abaco era riservata all’apprendimento della matematica e aveva in prevalenza lo scopo di preparare all’esercizio di attività mercantili, commerciali e artistiche. [stralcio di intervista che approfondisce la scuola professionale rinascimentale]

[iii] Cosimo I diede grande sviluppo all’agricoltura, promosse i lavori di bonifica e il ripopolamento delle terre incolte, impiantando grandi superfici ad olivo e vite. Interessato alla botanica, coltivò nel suo giardino di Boboli piante rare come gelso, peri nani ed esotiche varietà di frutta. Nel 1569 ottenne dal pontefice il titolo di Granduca di Toscana, perché la Toscana fu opera sua. Fonte: https://www.taccuinistorici.it/ita/news/moderna/personaggi/Cosimo-I-e-la-cucina-dei-fiorentini.html

[iv] Famiglia fiorentina che nella prima metà del XVI secolo fu presente nelle più importanti piazze economiche dell’epoca; di origini modeste, seppe crescere fino a conquistare un titolo nobiliare. Fonte: A. Orlandi, Mercanti Toscani nell’Andalusia del Cinquecento, in «Historia. Instituciones. Documentos.», n. 26, 1999.

 

[v] Si tratta di Giovanni Vespucci, piloto maggiore della flotta spedita da Siviglia in America l’anno 1514. Fonte: G. B. Spotorno, Storia Letteraria della Liguria. Tomo Secondo, Tipografia Ponthenier, Genova 1824

 

Bibiografia

  1. Melis, Documenti per la storia economica dei secoli XIII – XVI, Firenze, Olschki
  2. Nigro (2003), Mercanti a Maiorca. Il carteggio datiniano dall’Isola (1387–1396),Istituto Internazionale di Storia Economica “F. Datini”-Prato.

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Franco Farinelli - Geografia

Geografo, professore ordinario di Geografia presso l’Università di Bologna, presidente dell’Associazione dei geografi italiani. Ha insegnato geografia alle Università di Ginevra, Los Angeles (UCLA), Berkeley (UCB) e alla Sorbona di Parigi.

Geometrie mentali, La nascita del paesaggio, La nascita dello Stato, Il germe del capitalismo, La rete

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OggettoDalla prospettiva brunelleschiana al paesaggio
Obiettivi specifici di apprendimento• Conoscere i fondamenti geometrici della prospettiva brunelleschiana;
• Comprendere la rivoluzione della costruzione prospettica brunelleschiana nel quadro della cultura occidentale della percezione dello spazio;
• Comprendere la relazione tra costruzione territoriale e costruzione statale;
• Riconoscere nel Rinascimento l’origine dell’unità concettuale tra città e paesaggio in Toscana;
• Riconoscere la valenza politica ed economica della costruzione territoriale dei Medici in Toscana;
• Riconoscere il ruolo dei Medici nella costruzione dello Stato moderno.
DestinatariDocenti e studenti delle Scuole secondarie di primo e secondo grado
Materie di insegnamento coinvolteScuola Secondaria di primo grado: Geografia, Storia, Arte e Immagine, Tecnologia.
Scuola Secondaria di secondo grado: Storia, Discipline geometriche, Geografia, Storia dell’arte.
Competenze trasversali
• Assi culturali

• Cittadinanza
Asse dei linguaggi (linguaggio visivo-spaziale)
Asse scientifico-tecnologico
Asse storico sociale
Asse matematico


Competenze di cittadinanza:
- Riconoscere nel Rinascimento l’origine dell’unità concettuale tra città e paesaggio in Toscana;
- Costruire la propria identità culturale di cittadini che abitano in Toscana;
- Riconoscere l’importanza della tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico (art. 9 della Costituzione);
- Riconoscere il valore universale del sito seriale “Ville e giardini medicei” inserito nella Lista del Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’Unesco.
Parole chiaveGeometria, Architettura, Modernità, Firenze, Prospettiva, Spedale degli Innocenti, Filippo Brunelleschi, Quattrocento, Paesaggio, Stato moderno, Ville medicee, Territorio,
Capitalismo

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Geometrie mentali: la prospettiva e il portico

La modernità, il mondo moderno nasce in un luogo preciso, in un momento preciso, in una città precisa. Nasce a Firenze sotto il portico dello Spedale degli Innocenti: l’opera di Filippo Brunelleschi, all’inizio del Quattrocento, con la quale la modernità si avvia al suo grande destino. E sotto il portico accade una cosa inaudita, una cosa mai successa prima: il soggetto deve decidere a che cosa credere. Se credere a tutti i suoi sensi, come fino ad allora accadeva, o invece se credere soltanto agli occhi. E deve scegliere perché gli occhi dicono una cosa, tutti gli altri sensi ne dicono un’altra. Gli altri sensi, tutto il resto del corpo, tutto il corpo anzi dice che le rette parallele del pavimento restano tali, restano parallele. Gli occhi, se lo spettatore è come costretto sotto il portico degli Innocenti e guarda la finestra che ha di fronte a sé sullo sfondo del portico stesso, gli occhi invece dicono esattamente il contrario: che le rette parallele del pavimento se prolungate all’infinito, cioè in direzione del centro della finestra, finiscono con il toccarsi. E’ una rivoluzione. Da questo punto di vista, davvero il dispositivo del Brunelleschi è la fine della cultura classica e l’inizio dello spazio, cioè dell’idea che la relazione fondamentale tra le cose per il funzionamento del mondo dipenda innanzitutto dalla distanza, cioè dalla relazione metrica che esiste tra le cose stesse.

 

La nascita del paesaggio

E’ nella relazione tra Firenze e le ville medicee che si stabilisce il prototipo dell’organizzazione territoriale moderna. Perché si tratta di un codice, un codice che è insieme funzionale, economico ed estetico. Un codice che si fonda sull’applicazione di un unico principio semplicissimo al nostro modo di vedere il mondo, di rappresentare il mondo e di costruire il mondo. Tre attività, tre funzioni che per la prima volta si trovano ad essere unificate all’interno di un insieme semplicissimo di criteri, che sono appunto quelli prospettici, cioè spaziali. Ed è proprio in questa terribile semplicità il segreto che garantisce la vittoria del metodo fiorentino, della visione fiorentina e dello sguardo fiorentino sulla realtà, una vittoria che segnerà la natura dell’intera modernità. Si tratta di un criterio, un codice, una logica, uno sguardo che dalla città esce e si proietta sulla campagna. Uno dei primi risultati di questo dispositivo visivo sarà appunto la nascita del paesaggio, un termine che compare soltanto nel Cinquecento, per la precisione in una lettera che Tiziano nel 1552 scriveva all’imperatore Carlo V. E in questa lettera il grande pittore diceva al grandissimo imperatore di avere dipinto, appunto, un paesaggio[1].

 

La nascita dello Stato

Proprio il sistema delle ville medicee è la migliore esemplificazione della logica territorialista che caratterizzò l’accumulazione capitalistica fiorentina. In altre parole, del grande progetto fiorentino. Da un centro che è la città di Firenze si stabiliscono degli avamposti, che sono appunto le ville, le quali sono connesse al centro da un rapporto che è funzionale, che è sistematico, che è continuo e che si fonda su un criterio di relazione economica non disgiunta da una omogeneità di tipo estetico. Firenze organizza tutto questo intorno a sé con una cifra stilistica immediatamente evidente. E’ esattamente questa costruzione territoriale a rappresentare il prototipo di ogni successiva costruzione statale.

 

Il germe del capitalismo

Il ciclo di accumulazione fiorentino si potrebbe definire, anzi è stato definito dagli storici, territorialista nel senso che Firenze investe tutti i suoi capitali o quasi nel territorio, vale a dire conquistando ed organizzando quello che fino ad allora si chiamava il contado, il quale diventa quindi il primo dei territori moderni. Ancora oggi, per esempio, il viaggiatore che venga da Nord può accorgersene in maniera assolutamente evidente. Le case delle città a partire da Firenze sono bianche ed è bianco il colore anche delle case che sono nella campagna. Questo perché? A segno di che cosa? A segno esattamente del fatto che tutta la storia urbana, architettonica, ma direi politica – nel senso forte e largo del termine – di Firenze consiste esattamente nella sua proiezione al di là dei confini cittadini e nell’esportazione di una sintassi, quella spaziale e territoriale, che a partire dall’epicentro fiorentino diventerà poi la regola generale.

 

La rete

Se tutta la modernità è stata governata dal modello e dal codice spaziale, oggi la modernità è finita. E’ finita nell’estate del 1969 in una stagione precisa, che – nemmeno a farlo apposta – era la stessa estate in cui gli americani atterravano sulla Luna. E dunque, la storia che si narrava allora era che fosse iniziata una nuova epoca, nella quale la Terra prendeva il vecchio suo satellite e ne iniziava a fare la copia di se stessa. Ma le cose stavano molto diversamente. Perché esattamente quell’estate, negli Stati Uniti per la prima volta due computer iniziavano a dialogare fra di loro, a trasmettersi informazioni. In altri termini, proprio in quell’estate nasceva la rete. E finiva la modernità perché, se la modernità significa riduzione del funzionamento del mondo al codice dello spazio, ebbene la rete si sostituisce meglio a questo codice. La rete è dunque un insieme di macchine. Bisogna tuttavia ammettere che dentro queste macchine, cioè dentro la materia, ci sia una mente, e quindi che tra mente e materia non si possa distinguere o separare. Alla macchina che ha dentro un pensiero, una mente, all’hardware con dentro il software, dobbiamo poi aggiungere la componente umana. Senza questa assoluta impossibilità di distinzione tra ciò che è naturale e ciò che è innaturale, tra ciò che è macchina e ciò che invece è umano, tra ciò che è pensiero e ciò che è materia, la rete non esisterebbe, il mondo oggi non potrebbe funzionare. Che fine fa lo spazio qui? Che fine fa lo Stato? Che fine fanno le nostre categorie? Il soggetto, l’oggetto, la distanza? Certo esse ancora esistono, ma i confini, le separazioni tra queste categorie diventano sempre più labili. Così come diventa sempre più labile il confine tra materiale ed immateriale. Questo è il motivo per cui oggi il paesaggio – nella sua pretesa globalizzante, totalizzante e nella sua pretesa di non ammettere nessuna cesura tra il soggetto e l’oggetto – si avvia all’interno del mondo globalizzato ad essere il modello dominante dal punto di vista della conoscenza e dei modelli cognitivi. Questo non significa che lo spazio non funzioni più. Lo spazio continua a funzionare. La riproduzione della vita sociale è ancora oggi regolata dalla logica spaziale. Tuttavia, dobbiamo ammettere che, al di sopra di questo livello, ne esiste un altro per il quale ci mancano assolutamente modelli possibili di riferimento. E il paesaggio proprio nella sua strutturale opposizione ad ogni distinzione tra quelle categorie che la modernità riteneva invece assolute, il paesaggio diventa l’unico concetto, l’unico modello a cui noi oggi possiamo aggrapparci nel tentativo di continuare a spiegare come il mondo funzioni. Così come nelle ville esemplarmente e in maniera assolutamente prototipica avviene.

 

[1] Nella sua lettera Tiziano raccontava al figlio dell’imperatore Carlo V, il principe Filippo d’Asburgo, gli ultimi dipinti da lui realizzati. Cfr. Tiziano e la nascita del paesaggio moderno, catalogo della mostra a cura di Mauro Lucco, Firenze: Giunti, 2012.

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Gabriella Pescucci - Costume Designer

Costume Designer per il cinema e il teatro, premio Oscar per i costumi nel 1994 per “L’età dell’innocenza” e due altre candidature. Ha vinto sette nastri d’argento e due David di Donatello con “Il mondo nuovo” (1982) e “Il nome della rosa” (1987) e due BAFTA per “C’era una volta in America” (1985) e “Le avventure del barone di Münchausen”.

La moda a Firenze, Moda e industria

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OggettoLa moda a Firenze
Obiettivi specifici di apprendimento• Cogliere le connessioni tra moda e fenomeni socio-politici;
• Riconoscere nella produzione artistica e artigianale il riflesso di idee e di cambiamenti economici e sociali;
• Individuare il ruolo di Firenze e della famiglia Medici nell’evoluzione del gusto e della moda;
• Riconoscere il significato politico di determinati indirizzi artistici e di precise scelte di costume (fogge e colori);
• Conoscere il valore economico dell’industria della moda nei secoli.
• Conoscere il valore estetico della moda nei secoli.
• Conoscere i procedimenti tecnici e tecnologici che hanno prodotto la moda nei secoli.
DestinatariDocenti e studenti delle Scuole secondarie di primo e secondo grado (in particolare Licei artistici con indirizzo Design Moda e Istituti Professionali IPSIA-Indirizzo Abbigliamento e Moda)
Materie di insegnamento coinvolte Scuola secondaria di primo grado: Storia, Arte e Immagine, Tecnologia.
Scuola Secondaria di secondo grado, Storia, Storia dell’arte, Design, Laboratorio grafico
Competenze trasversali
• Assi culturali
• Cittadinanza
Asse dei linguaggi (linguaggio visivo) e Asse storico-sociale
Consapevolezza culturale relativa al territorio (Firenze e la corte medicea come luogo di elaborazione della cultura occidentale europea)
Parole chiaveModa, Firenze, Economia, Scoperte scientifiche, Rinascimento, Rivoluzione, Valori, Costume, Donna, Uomo, Tessuti, Tinture, Colori, Medici, Potenza, Europa, Industria

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La moda a Firenze 

La moda è in fondo il riflesso dello stile di vita, dell’economia e anche delle scoperte scientifiche. Potremmo definire la moda come una carta assorbente che trattiene e rispecchia numerosi aspetti differenti.

Durante il Rinascimento, proprio Firenze è il centro di una rivoluzione di idee in cui si affermano una figura di uomo e di donna nuovi. Questa novità di valori si ritrova anche nel campo del costume: la donna, ad esempio, ha più coraggio e osa di più anche nell’abbigliamento; l’uomo si può permettere tessuti rarissimi e costosi.

Si radica il bisogno di dimostrare la potenza della propria famiglia, dello stato e della città alla quale si apparteneva. L’abbigliamento, dunque, diventa il tramite e lo strumento per farlo e ciò avviene non solo facendo sfoggio della ricchezza dei tessuti, ma anche mostrando un rigore, un buon gusto che permetteva di differenziarsi dalle altre corti[1].

Nella famiglia Medici la cura dell’abbigliamento è considerata elemento molto importante, ad esempio essi dettano legge sul colore scelto[2]. Gli abiti dovevano consentire un’identificazione della popolazione in modo da confermare il loro potere, che non si esercita più soltanto a Firenze, ma è un potere europeo, basti pensare che ben due donne della famiglia diventano regine di Francia.

A partire dal Trecento inoltrato, si verificano alcuni grandi cambiamenti nello stile e nel taglio del vestiario. Nell’abbigliamento delle donne si inizia a sottolineare il punto vita, prima alto sotto il seno, da questo momento si sposta sempre più in basso. La vita viene inoltre valorizzata da accessori, quali gioielli o borsette, invece il seno, stranamente, è sempre più schiacciato, poiché si ritiene che il seno molto vistoso sia volgare e sia adatto solo alle balie.

Nella moda maschile assistiamo a cambiamenti ancora più evidenti: la tunica lentamente si scorcia e arrivano i pantaloni strettissimi, potremmo dire come i leggins di oggi, realizzati in feltro battuto molto stretto e forte, sul davanti c’è una specie di conchiglia. Il pantalone si porta infilato dentro gli stivali.

Un materiale molto importante è sicuramente la pelle di cui c’è una lavorazione molto raffinata, grazie alle numerose concerie. Le decorazioni sui corpetti maschili diventano sempre più ricercate, per un capo d’abbigliamento che costituisce anche una difesa. In questo periodo si diffondono infatti anche le brigantine, tutte bullonate. Si sostiene che una delle ragioni per cui Lorenzo il Magnifico si salva dalla congiura dei Pazzi sia proprio una brigantina, indossata sotto il corpetto.

 

Moda e industria

In questo periodo di grande rinnovamento, a Firenze l’economia prospera e si comincia a spendere molto per i tessuti.

In città esistono tintorie importantissime, situate sempre in periferia, perché per fissare i colori sulle stoffe venivano usate la cenere e l’urina. Tutto ciò comportava che i tintori emanassero odori sgradevoli, per questo le loro attività vengono tenute lontane dal centro.

Un’altra industria molto importante è quella della lavorazione della pelle che veniva precedentemente profumata, sempre per evitare cattivi odori. Questo materiale aveva largo impiego: si utilizza ad esempio per i guanti, di fattura raffinatissima, ma anche per tutto ciò che riguarda il cavallo, dalle selle ai vari giubbotti da uomo.

Un’altra industria che prende grande vigore è quella delle scarpe. Da Venezia arriva la moda del tacco alto e della zeppa, portata dai Turchi in laguna. A Venezia questa tipologia di scarpe viene indossata dalle prostitute, ma a Firenze questa moda si diffonde senza distinzioni, visto che poter essere più alte piaceva a tutte le donne.

Infine, anche nella scelta dei colori ci sono delle mode: prima il rosso, poi il blu – rarissimo – infatti diventerà il colore dei reali e anche del manto della madonna. Il blu è un colore pregiato che si ottiene dalla pietra di lapislazzulo, naturalmente molto costosa.

Per le tinture vengono usati principalmente elementi naturali. Ad esempio, da alcuni molluschi proviene una particolare tipologia di rosso molto ricercato.

 

[1] L’abito è rappresentazione dell’habitus di chi lo indossa. Per i governanti, anche la scelta del vestiario si rivela importantissima. Il guardaroba di Cosimo, ad esempio, rivela la necessità di presentare un’immagine di sè adatta al consolidamento del potere, ad accreditarsi presso il popolo fiorentino come primus inter pares, vicino al sentire borghese.

[2] Negli anni ‘30 del Cinquecento, si diffonde nelle corti d’Europa l’utilizzo preminente del colore nero, inizialmente adottato come colore principe da Carlo V in segno di umiltà e penitenza. Il nero è espressione della gravitas, virtù necessaria al gentiluomo, ancora di più se impegnato in cariche pubbliche. La tintura in nero, sulle diverse tipologie di tessuti, regala effetti di luminosità molto raffinati. Inoltre per la professionalità che richiede nelle operazioni di tintura, si rivela fra le più costose. Quando il colore indossato da Cosimo non è il nero, poco vi si discosta: preferisce abiti di colore bigio o tanè, riservando al rosso pochi indumenti, quali giubbotti e calze o cappe da viaggio.

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