TRACCE DI STORIA

Gli approfondimenti qui proposti prendono spunto dai contributi dei cinque esperti, presenti nel documentario. Questo materiale è stato organizzato secondo cinque categorie che si legano agli argomenti trattati nelle interviste.

Una nuova visione del mondo illustra aspetti salienti della rivoluzione culturale tratteggiata nel documentario dallo studioso di geografia Franco Farinelli. Uomo e Natura prende spunto dalle osservazioni del docente di botanica Luigi Grossoni per raccontare l’interesse scientifico ed il controllo delle riserve di caccia che caratterizzarono la famiglia Medici. Economia e Moda, costume e società approfondiscono le riflessioni portate avanti rispettivamente dall’esperto di Storia economica Giampiero Nigro e dal premio Oscar per i costumi Gabriella Pescucci. Infine, Arte e architettura prende spunto dagli argomenti affrontati da Luigi Zangheri, promotore della candidatura a Patrimonio Unesco delle Ville e Giardini medicei.

Una nuova visione del mondo

La prospettiva

«La prospettiva è briglia e timone della pittura.» Leonardo Da Vinci

L’interesse degli artisti per la prospettiva si manifesta in modo ampio e diffuso a partire dai primi decenni del Quattrocento. Si tratta tuttavia del punto di arrivo di un processo culturale che affonda le proprie radici nei decenni precedenti.

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OggettoLa prospettiva
Obiettivi specifici di apprendimento• Conoscere il processo che all’inizio del Quattrocento portò umanisti e artisti a elaborare la prospettiva lineare;
• Conoscere il contesto storico-sociale della Toscana e di Firenze in particolare tra XIV e XV secolo;
• Conoscere i principi dell’ottica e la loro diffusione nelle botteghe dei pittori tra XIV e XV secolo;
• Conoscere il percorso formativo dei mercanti, dei pittori e degli artigiani nelle botteghe toscane del XIV-XV secolo;
• Conoscere i principali trattati matematici-prospettici composti nel XV secolo;
• Riconoscere nella produzione pittorica degli artisti l’applicazione dei principi enunciati nei trattati sulla prospettiva;
• Riconoscere nell’interesse per la prospettiva lo specchio della mentalità rinascimentale incentrata sul dominio razionale dello spazio.
DestinatariDocenti e studenti delle Scuole secondarie di primo e secondo grado
Materie di insegnamento coinvolte Scuola secondaria di primo grado: Storia, Italiano, Aritmetica e Geometria, Disegno tecnico (Tecnologia), Arte e Immagine.
Scuola Secondaria di secondo grado: Aritmetica, Storia, Storia dell’arte, Disegno geometrico (in particolare Indirizzo Architettura-Ambiente dei Licei artistici).
Competenze trasversali: Assi
culturali



• Cittadinanza
Asse dei linguaggi (linguaggio visivo)
Asse matematico
Asse scientifico-tecnologico
Asse storico-sociale

- Individuare collegamenti e relazioni
- Consapevolezza ed identità culturale relativa al territorio segnato dalla dominazione medicea
.
Parole chiaveQuattrocento, Rinascimento, Umanesimo, prospettiva, ottica, abbaco, mercante, pittore, bottega, Firenze, aritmetica, geometria, architettura, Leon Battista Alberti, Piero della Francesca, armonia, razionalità

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Infatti, la diffusione dei principi ottici nelle botteghe dei pittori avviene già nel corso del Trecento, quando si consolida un maggiore interesse naturalistico.

Molti studi sul tema hanno inoltre rilevato come, fin dall’antichità e poi nel Medioevo, la speculazione filosofica si fosse concentrata sulla perspectiva, sinonimo di ottica, intesa proprio come scienza che si occupa della visione.

La distanza fra speculazione teoretica e interessi pratici degli artisti trova un elemento di connessione nell’attività dei maestri abbachisti, titolari delle botteghe dell’abbaco. Qui si provvede all’istruzione dei futuri mercanti, artigiani, artisti e architetti.

La formazione, incentrata su nozioni di matematica commerciale, fonda la cultura visiva dei pittori di quest’epoca. Una cultura imbevuta di aritmetica e geometria, allenate attraverso le tecniche della misurazione visiva. Proprio l’abitudine alla misurazione, appresa e praticata dall’uomo rinascimentale fin dai primi anni di scuola, dà sostanza al metodo prospettico.

A Firenze, alla fine del XIV secolo, le scuole d’abaco sono sei, tra le più famose vengono citate la scuola di Santa Trinita e quella sul Lungarno.

Non stupisce, dunque, che un pittore come Piero della Francesca annoveri all’interno della propria produzione trattatistica sia un manuale di matematica per mercanti, intitolato proprio De abaco, sia un manuale per pittori, il De prospectiva pingendi1.

La superficie pittorica non è più solo supporto materiale della rappresentazione, ma si trasforma in una finestra attraverso la quale l’osservatore guarda lo spazio al di là di essa. Il quadro diviene così un frammento di realtà, disposto all’interno di uno spazio concepito come totalmente razionale: omogeneo, infinito e costante.

La prospettiva lineare è lo specchio della mentalità rinascimentale, forma simbolica di una cultura che pensa il mondo e se stessa in modo armonico e razionale. È una delle rappresentazioni spaziali possibili, frutto di un pensiero matematico che ordina lo spazio e lo riconcepisce.


Il testo, scritto probabilmente intorno al 1475, è un manuale di disegno prospettico per artisti. Si tratta della prima opera che non affronta il tema solo teoricamente, ma è corredata da numerosi disegni esplicativi. Prima di Piero, Leon Battista Alberti, nel 1436, conclude il De pictura, dedicato a Brunelleschi, in cui si occupa delle basi teorico-geometriche della prospettiva.

Bibliografia:

  1. Baxandall, Pitture ed esperienze sociali nell’Italia del Quattrocento, Einaudi, Torino 2001
  2. Camerota, La prospettiva nel Rinascimento. Arte, architettura, scienza, Electa, Milano 2006
  3. De Vecchi, E. Cerchiari, Arte nel tempo, Bompiani, Milano 2004
  4. Panofsky, La prospettiva come “forma simbolica”, Abscondita, Milano 2007

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Scarica l’approfondimento sulla Prospettiva

L’Accademia Neoplatonica

Centro di cultura con sede nella Villa medicea di Careggi (già Le Fontanelle), sulle prime colline fiorentine, costituisce, pur senza statuto e cariche, uno dei primi esempi di accademia moderna, sorta dalle nuove condizioni di vita intellettuale e sociale determinatesi con il rifiorire degli studi greco-romani.

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OggettoGeografia _ L’Accademia Neoplatonica
Obiettivi specifici di apprendimento·    Contestualizzare la nascita dell’Accademia Neoplatonica a Firenze nello sviluppo del pensiero moderno
·    Riconoscere le differenze fondamentali tra pensiero medievale e pensiero rinascimentale
·   Contestualizzare nel quadro degli eventi storici del XV secolo la nascita dell’Accademia Neoplatonica a Firenze
·     Cogliere relazioni di continuità tra il mondo antico e il mondo moderno
·     Attribuire importanza storica, come centri di elaborazione culturale, alle ville medicee
·    Collocare in un luogo fisico preciso (Villa medicea di Careggi) la nascita di movimenti filosofici e l’elaborazione di contenuti che si traducono nell’arte rinascimentale (Botticelli)
DestinatariDocenti e studenti delle Scuole secondarie di primo e secondo grado (Licei)
Materie di insegnamento coinvolte Scuola secondaria di primo grado: Italiano e Storia
Scuola Secondaria di secondo grado: Storia, Filosofia, Letteratura
Competenze trasversali
- Assi culturali
- Cittadinanza
Asse dei linguaggi e asse storico-sociale
Consapevolezza culturale relativa al territorio (Ville medicee in Toscana luoghi di elaborazione della cultura occidentale europea)
Parole chiaveVilla medicea di Careggi, Accademia, Modernità, Neoplatonismo, Costantinopoli, Concilio di Firenze, Cultura greco-romana, Leonardo Bruni, Francesco Filelfo, Marsilio Ficino, Angelo Poliziano, Pico della Mirandola, Leon Battista Alberti, Cristoforo Landino, Lorenzo il Magnifico, XV secolo, Cosimo dei Medici, Cristianesimo, Umanesimo

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La caduta di Costantinopoli sotto gli ottomani nel 1453, e, prima, il Concilio di Firenze nel 1439 e la temporanea riconciliazione fra la Chiesa Romana d’Oriente e quella d’Occidente, furono due eventi che accelerarono il processo di diffusione e traduzione dei principali testi della cultura greca classica che, altrimenti, sarebbero andati perduti.

A Firenze, in particolare, il processo di diffusione della filosofia platonica e aristotelica avvenne grazie all’operato di fini ingegni umanisti: tra questi, Leonardo Bruni e Francesco Filelfo.

Fu Cosimo il Vecchio, già celebre mecenate, ad affidare a Marsilio Ficino, figlio del suo medico personale e da lui stesso educato allo studio ed alla filosofia, la creazione nel 1462 di un cenacolo di intellettuali che traducessero e studiassero alcune opere di Platone appena e il Pimandro dello pseudo-Ermete Trismegisto.

Marsilio Ficino (1433-1499) si può considerare il maggiore esponente del platonismo italiano del XV secolo. Contrariamente allo spirito medievale, che aveva teso a sopravvalutare la filosofia aristotelica a scapito del platonismo, Ficino recupera Platone e il successore di lui Plotino rileggendoli alla luce della traduzione del Corpus Hermeticum -traduzione voluta proprio da Cosimo de’Medici. Secondo Ficino, esisteva una tradizione filosofica che andava – senza soluzione di continuità – da Pitagora all’orfismo, passando per Socrate, Platone e Aristotele fino a giungere al neoplatonismo. In quest’ottica, l’uomo – come già teorizzato durante l’umanesimo della prima metà del secolo – era visto come copula mundi, ovvero quell’armonica interazione tra anima e corpo in cui ciascuno è padrone del proprio destino.

È probabile che questa visione sembrasse offrire agli umanisti e a Cosimo uno strumento utile per conciliare il Cristianesimo con le altre pratiche religiose -e quindi anche con la Chiesa Orientale- per dare vita a una pace e ad una concordia universali: un’armonia, insomma, tra l’uomo e l’universo di cui i Medici si sarebbero fatti promotori.

Dall’epistolario di Ficino si può ricostruire che alle riunioni dell’Accademia di Careggi partecipavano umanisti come Angelo Poliziano, Pico della Mirandola, Francesco Cattani da Diacceto, Leon Battista Alberti, Cristoforo Landino, nonché i più avveduti membri della famiglia Medici, Giuliano e Lorenzo il Magnifico, ma anche giuristi, medici, sacerdoti, poeti e musicisti, in una sintesi di esperienze diverse, non solo filosofiche, tipica della cultura quattrocentesca.

Il modello cui Ficino si ispirava era, chiaramente, quello del Simposio platonico.

Dopo la scomparsa di Lorenzo il Magnifico l’Accademia si spostò presso la Villa di Bernardo Rucellai, assumendo posizioni anti-medicee e repubblicane, dove restò sino al 1524.


Bibliografia:

  1. Gentile (a cura di), Marsilio Ficino. Lettere. Vol. I, Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento- Carteggi Umanistici, Firenze 1990.
  2. della Torre, Storia dell’Accademia Platonica di Firenze, Firenze 1902
  3. O. Krysteller, Il pensiero e le arti nel Rinascimento, Donzelli 1990

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Scarica l’approfondimento sull’Accademia Neoplatonica

La Filologia. La nuova scienza dell’antico

Nel 1450, un tedesco, membro della corporazione degli orafi, dopo una serie di esperimenti con una tecnica di fusioni di caratteri, aprì a Magonza la sua prima tipografia. Il suo nome era Johann Gutenberg, l’inventore della stampa a caratteri mobili.

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OggettoLa Filologia. La nuova scienza dell’antico
Obiettivi specifici di apprendimento• Contestualizzare la nascita degli studi filologici nel quadro della cultura umanistica;
• Conoscere l’importanza dell’invenzione della stampa da parte di Gutenberg;
• Conoscere la tecnica tipografica;
• Conoscere gli effetti che l’invenzione della stampa ebbe sulla società europea;
• Riconoscere le differenze fondamentali tra lo studio dei classici nel Medioevo e il nuovo atteggiamento filologico degli umanisti come Lorenzo Valla;
• Conoscere l’epistemologia della dottrina filologica;
• Conoscere la vicenda storica della “Donazione di Costantino” e i suoi effetti sul mondo occidentale cristiano;
• Conoscere le prime edizioni a stampa degli autori latini e greci.
DestinatariDocenti e studenti delle Scuole secondarie di primo e secondo grado
Materie di insegnamento coinvolte Scuola secondaria di primo grado: Italiano, Storia, Arte e Immagine, Tecnologia.
Scuola Secondaria di secondo grado: Storia, Latino, Greco, Italiano, Storia dell’arte (Storia della miniatura).

Competenze trasversali: Assi
culturali



• Cittadinanza

Asse dei linguaggi
Asse storico-sociale


Competenze di cittadinanza:
- Individuare collegamenti e relazioni tra i differenti campi del sapere (materie);
Consapevolezza culturale relativa al territorio (Firenze luogo di elaborazione della cultura occidentale europea)
Parole chiavefilologia, stampa, Lorenzo Valla, Johann Gutemberg, Bibbia, Umanesimo, Classici, Letteratura, Alfonso d’Aragona, Papa, Donazione di Costantino, metodo storico, Venezia, Roma, Costantinopoli

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Il primo libro che prese vita con il moderno metodo di stampa, fu una Bibbia latina, a foglio intero, stampata nel 1456. Era un libro presente da secoli nella cultura del mondo mediterraneo e di tutta l’Europa, ma, nella sua nuova veste doveva diventare di lì a poco uno strumento rivoluzionario.

In Europa, la nuova arte della tipografia, con tutti i mestieri connessi (compositore, correttore di bozze, illustratore, rilegatore, libraio – e, naturalmente, autore e lettore), si diffuse con straordinaria rapidità e assunse presto caratteri di fenomeno sociale di massa. Il libro era già una realtà presente e importante nella società europea, ma era un prodotto di lusso, costosissimo e riservato a pochi. Il nuovo libro a stampa era cosa di minor pregio e di minor prezzo, poteva passare per le mani di personaggi meno ricchi e potenti ma desiderosi di leggere. In questa nuova possibilità investirono uomini di cultura che volevano diffondere idee nuove e una nuova apertura di orizzonti, secondo gli ideali umanisti e rinascimentali.

L’invenzione della stampa, la passione e il recupero per i classici si portarono appresso il perfezionamento di una nuova disciplina, la filologia. Il termine deriva dal greco, φιλολογία e indicava, inizialmente, “l’amore per le parole e per il discorso” mentre, in epoca ellenistica, passò a significare in senso più completo “erudizione, sapienza”. L’attività del filologo classico, così come si connota tra Quattro e Cinquecento, è essenzialmente la critica del testo: è la disciplina che mira a ricostruire i testi antichi, restituendoli nella forma quanto più possibile vicina a quella dell’originale, attraverso una serie di procedimenti tecnici, che uniscono scienza e sensibilità artistica, i quali si sono andati fissando nel corso della lunga storia degli studi classici dall’Umanesimo fino ai nostri giorni.Di scrittori della cultura pagana antica si era nutrito, però, anche il Medioevo; basti pensare a cosa era stato Virgilio per Dante. La differenza con l’approccio moderno risiede nel fatto che Dante aveva avuto bisogno di fare di Virgilio un profeta del Cristianesimo. Il riuso dell’antico era stato il metodo di appropriazione che aveva caratterizzato la scultura romanica, l’architettura delle chiese cristiane e la cultura letteraria del suo tempo. Invece, il modo in cui la cultura umanistica del Quattro- Cinquecento si venne accostando ai classici fu caratterizzato dal senso di distanza storica e dal proposito di far rivivere attraverso l’imitazione e lo studio le qualità che avevano reso grande quella cultura antica.

Un esempio significativo del rapporto nuovo e totalmente laico nei confronti dei testi lo possiamo trovare nell’umanista Lorenzo Valla (1405- 1457). Professore di retorica all’università di Pavia, poi segretario di Alfonso d’Aragona, fu il grande maestro della nuova filologia che applicò ai documenti storici, agli autori latini e al Nuovo Testamento. In una declamatio scritta nel 1440 in difesa delle ragioni di Alfonso d’Aragona e contro le pretese papali di sovranità temporali ereditate per donazione di Costantino Imperatore, dimostrò con argomenti filologici e di accurata analisi testuale che la “Donazione di Costantino a papa Silvestro” era un falso redatto molto tempo dopo l’epoca di Costantino. Era la prima applicazione di un rigoroso metodo storico di accertamento dell’autenticità dei documenti, ma anche l’espressione di un atteggiamento critico verso il mondo ecclesiastico.

Le stamperie quattrocentesche, tra cui quelle italiane di Venezia, Roma e Firenze facevano la parte del leone, si affrettarono a riprodurre le opere latine, a causa dell’indubbia preferenza concessa dagli umanisti al mondo latino, dovuta anche al fatto che molte opere greche, conservate nel mondo orientale in mano agli arabi, non erano ancora conosciute; così non ci si deve stupire che la prima edizione in greco di Omero (Firenze, 1488) sia posteriore a quelle di tutti o quasi i “grandi” della letteratura latina, da Cicerone, la cui edizione di De officiis e Paradoxa Stoicorum, datata 1465, è la prima in assoluto, a Cesare (Roma, 1469), a Virgilio (Roma, 1469), a Livio (Roma, 1469), a Tacito (Venezia, 1470), fino a Catullo (Venezia, 1472) e Seneca (Epistole a Lucilio, Roma, 1475). Dopo la caduta di Costantinopoli, molte opere greche, che via via affluivano dall’Oriente, videro la luce prima nella traduzione latina approntata dai dotti umanisti, e solo successivamente nella versione greca originale.


Bibliografia:

Adriano Prosperi, Storia Moderna e Contemporanea. Vol. Primo, Dalla Peste Nera alla Guerra dei Trent’anni, Einaudi, 2000.

Fabio Macciò, Introduzione allo studio della Filologia Classica, Loescher Editore, Media Classica http://mediaclassica.loescher.it/introduzione-allo-studio-della-filologia-classica-28parte-i29.n2585

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Uomo e Natura

La caccia e il Barco Reale

È il 1550 quando Cosimo I, per la prima volta in Toscana, istituisce le “bandite” con cui si assicura il godimento integrale ed esclusivo dell’immenso patrimonio di caccia e pesca che le grandi tenute di Cerreto Guidi, Poggio a Caiano e Cafaggiolo offrono.

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OggettoLa caccia e il Barco Reale
Obiettivi specifici di apprendimento• Conoscere i provvedimenti di Cosimo I relativi alle bandite di caccia nei territori delle Ville medicee;
• Conoscere cause ed effetti dell’istituzione delle bandite nei territori medicei;
• Conoscere la dislocazione in Toscana delle Ville medicee e delle relative bandite di caccia in rapporto con la flora e la fauna locali;
• Conoscere l’evoluzione delle istituzioni relative alla caccia e alla pesca da Cosimo I a Ferdinando II;
• Conoscere la collocazione geografica e l’importanza economica per i Medici del Barco Reale istituito da Ferdinando II;
• Riconoscere l’importanza delle bandite medicee sulla configurazione del paesaggio toscano.
DestinatariDocenti e studenti delle Scuole secondarie di primo e secondo grado
Materie di insegnamento coinvolte Scuola Secondaria di primo grado: Storia, Geografia, Scienze.
Scuola Secondaria di secondo grado: Storia, Geografia, Scienze.

Competenze trasversali: Assi
culturali

• Cittadinanza

Asse scientifico-tecnologico
Asse storico sociale

Competenze di cittadinanza:
- Individuare collegamenti e relazioni tra i differenti campi del sapere (materie);
- Costruire la propria identità culturale di cittadini che abitano in Toscana.

Parole chiaveCosimo I, Ferdinando II, bandite,Toscana, caccia, pesca, Cerreto Guidi, Cafaggiolo, Poggio a Caiano, Artimino, Montalbano, Barco Reale, birri, piante

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L’intero territorio fiorentino è sottoposto al divieto: chi è privo di licenza non ha più diritto all’attività venatoria, pena la prigione e durissime sanzioni pecuniare. In breve caccia e pesca e taglio dei boschi resero somme consistenti al granduca.

Dopo circa settant’anni e tre generazioni medicee, è Ferdinando II che, perseguendo un progetto già previsto dai suoi predecessori, decreta la nascita ufficiale del Barco Reale. Si tratta di una riserva di caccia estesa per oltre 4000 ettari e circondata da una recinzione muraria di circa 50 chilometri e alta oltre due metri, provvista di cateratte, cancelli, capanni per gli attrezzi, recinti per animali, case e tutto ciò che può servire alla gestione dell’immenso terreno. Siamo nell’area del Montalbano, intorno ai territori di Artimino. Il Barco è curato e controllato da appositi incaricati, vere e proprie guardie del bosco chiamate birri, mentre altri informatori sono inviati dal Signore per tutto il contado al fine di controllare possibili frodi e furti. L’istituzione delle bandite e la successiva nascita del Barco Reale se da un lato hanno il merito di salvaguardare flora, fauna e l’integrità di un territorio rigoglioso e in parte ancora selvaggio, dall’altra garantiscono alla famiglia granducale un monopolio che non riguarda solo le materie prime. Sancendo la privatizzazione di parte del territorio con la conseguente introduzione di una servitù sui diritti granducali, l’azione del signore mediceo conferma e rafforza un potere sempre più assimilabile a quello di un sovrano.


Bibliografia:

Pietrosanti S., Il grande massacro dei daini.Un evento di caccia nella Toscana lorenese, Rivista di Storia dell’Agricoltura – a. LV, n. 1. giugno 2015

Ciuffoletti z., La caccia dei Medici: il gran cacciatore e la conservazione degli habitat, in Storialocale: quaderni pistoiesi di cultura moderna e contemporanea , N. 4 (dic. 2004), p. 4-9.

Nanni P., Lorenzo agricoltore: sulla proprietà fondiaria dei Medici nella seconda metà del quattrocento, Accademia dei Georgofili, Firenze, 1992.

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Dal Giardino dei Semplici alla Wunderkammer

La fondazione di un Giardino dei Semplici a Pisa fu voluta nel 1543 dal duca Cosimo I de’ Medici. È nei locali ubicati lungo la via Santa Maria che, sotto la guida del medico e semplicista Luca Ghini, prese vita la più antica istituzione in Europa dedicata alla coltivazione e allo studio delle piante medicinali.

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OggettoDal Giardino dei Semplici alla Wunderkammer
Obiettivi specifici di apprendimento• Conoscere l’impulso dato nel Rinascimento agli studi scientifici;
• Conoscere l’impulso dato da Cosimo I dei Medici alla botanica;
• Conoscere la connessione tra collezionismo eclettico e scoperte geografiche;
• Conoscere i rapporti tra Giardino dei Semplici e Università a Pisa nel Cinquecento;
• Conoscere il ruolo d’avanguardia che il Giardino dei Semplici di Pisa ebbe in Europa;
• Conoscere il rapporto tra promozione dei Giardini dei Semplici e produzione di immagini naturalistiche;
• Conoscere l’evoluzione da Giardino dei Semplici a Wunderkammer;
• Comprendere l’evoluzione del pensiero enciclopedico occidentale riflesso nelle Wunderkammer.
DestinatariDocenti e studenti delle Scuole secondarie di primo e secondo grado
Materie di insegnamento coinvolteScuola Secondaria di primo grado: Storia, Scienze, Tecnologia e Arte e Immagine
Scuola Secondaria di secondo grado: Storia, Scienze, Discipline pittoriche, Storia dell’arte.
Competenze trasversali ⇒ Assiculturali

• Cittadinanza

Asse scientifico-tecnologico
Asse storico sociale


Competenze di cittadinanza:
- Individuare collegamenti e relazioni tra i differenti campi del sapere (materie);
- Costruire la propria identità culturale di cittadini che abitano in Toscana.
Parole chiavescienza, Rinascimento, natura, piante, botanica, Cinquecento, Cosimo I dei Medici, Studio pisano, Luca Ghini, Pisa, Giardino dei Semplici, Università, Zoologia, Ferdinando I dei Medici, Wunderkammer, Ferrante Imperato, Collezionismo, scoperte geografiche

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In un proficuo e duraturo connubio con l’Università di Pisa, il giardino divenne in breve un centro di ricerca all’avanguardia, dove accanto al Museo sorse anche una “fonderia” o laboratorio per la preparazione dei farmaci.
Grande impulso ebbe la produzione di immagini naturalistiche, nelle quali piante ed animali sono descritti con perizia scientifica da artisti di talento. La raccolta dello studio pisano comprendeva infatti cinque codici illustrati di soggetto botanico e zoologico, oltre a codici manoscritti e volumi a stampa, ai quali si aggiunse una quadreria con ritratti di direttori del Giardino e di celebri naturalisti.

Nel 1591 i materiali dello studio pisano erano conservati in armadi con rete di ferro “a ciò che – come ci testimonia Stefano Rosselli – li scolari le possino vedere et non portar via”. Nello stesso anno, per volere di Ferdinando I il giardino si trasforma nell’odierno Orto Botanico. Sono gli anni in cui, sulla scia delle nuove scoperte geografiche, dilaga in Europa la passione per le collezioni eclettiche, le quali tra Cinque e Seicento aspirano a comprendere e rappresentare in un unico luogo la globalità del sapere umano. Anche la Galleria presso l’orto pisano si trasforma in una Wunderkammer, ovvero una camera delle meraviglie dove naturalia ed artificialia si mescolano. Come nel Museo di Ferrante Imperato, coccodrilli e pesci impagliati pendono dalle travi del soffitto, mentre ossa di animali, minerali e pietre, armi, pezzi di avorio, denti, calamite e strumenti scientifici decorano le pareti delle stanze espositive (curiosità oggi custodite presso la Certosa di Calci).


Breve bibliografia di riferimento:

M. Belcari, Guida alla Galleria storica, Pisa: Museo di storia naturale e del territorio, 1991.
Fabio Garbari-Lucia Tongiorgi Tomasi-Alessandro Tosi, Giardino dei Semplici-Garden of Simples, Pisa: Edizioni Plus, 2002.
Storia dell’Orto botanico
Sito Orto e Museo botanico a Pisa
Sito Museo di Storia Naturale a Calci
Articolo sull’Orto botanico

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Francesco I e l'alchimia

«[…] Questo principe è amante dell’alchimia e delle arti meccaniche.» M. de Montaigne

Basta osservare il dipinto dello Stradano, Il laboratorio dell’alchimista, per avere una rappresentazione degli interessi di Francesco I. Il quadro è abitato da personaggi alle prese con ampolle, fuochi, fumi, studi ed esperimenti.

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OggettoFrancesco I e l’alchimia
Obiettivi specifici di apprendimento• Conoscere l’impulso dato agli studi scientifici dalle corti rinascimentali;
• Conoscere l’impulso dato da Francesco I alla sperimentazione alchemica e scientifica;
• Comprendere le relazioni tra scienza, arte e natura nel Cinquecento;
• Conoscere l’evoluzione del pensiero enciclopedico occidentale riflesso nello Studiolo di Francesco I;
• Conoscere l’originalità e l’importanza del parco di Pratolino come laboratorio di sperimentazioni tecniche dove arte e natura si compenetrano.
DestinatariDocenti e studenti delle Scuole secondarie di primo e secondo grado
Materie di insegnamento coinvolteScuola Secondaria di primo grado: Storia, Scienze, Tecnologia, Arte e Immagine.
Scuola Secondaria di secondo grado: Storia, Scienze, Chimica, Storia dell’arte.

Competenze trasversali ⇒ Assiculturali

• Cittadinanza

Asse scientifico-tecnologico
Asse storico sociale


Competenze di cittadinanza:
- Individuare collegamenti e relazioni tra i differenti campi del sapere (materie);
- Costruire la propria identità culturale di cittadini che abitano in Toscana.
Parole chiavescienza, Rinascimento, natura, piante, alchimia, Cinquecento, Firenze, Francesco I dei Medici, Cosimo I dei Medici, Jan Van der Straet detto Giovanni Stradano, Palazzo Vecchio, Studiolo, Uffizi, Casino di San Marco, Giorgio Vasari, Bernardo Buontalenti, Pratolino, botanica, idraulica, Wunderkammer, porcellana, collezionismo, astrologia

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In primo piano, nel giovane in basso a destra, si riconosce Francesco che osserva con attenzione l’alambicco di fronte a lui, mentre è intento a mescolare una misteriosa sostanza sotto la guida di un uomo posto alle sue spalle.

La vita di Francesco I è segnata dall’amore per le arti, la scienza e la natura, nel profondo desiderio di conoscere i segreti meccanismi che la governano. Trascorre il tempo chiuso in Fonderia di giorno, la notte girovaga da solo per le strade della città noncurante della propria sicurezza né della reputazione, destando gli ammonimenti del padre1.
D’altronde il granduca segue le orme di Cosimo I che aveva installato una fonderia – ambiente per eccellenza destinato alla fusione dei metalli e agli esperimenti chimico-alchemici – a Palazzo Vecchio, tanto attiva da far registrare le preoccupazioni del Vasari per la possibilità che il fuoco e le fiamme rovinino i suoi nuovi quartieri. Francesco sposta poi il laboratorio all’ultimo piano degli Uffizi e, successivamente, commissiona al Buontalenti2 la ricostruzione del Casino di San Marco desiderando un luogo dove riunificare le sue attività. Lo stesso Buontalenti affianca il Granduca nella direzione dei laboratori, dove si dedicano a interessi eterogenei: dalla fusione dei metalli alla produzione di porcellana, passando per i ritrovati farmaceutici e la pirotecnica.

Nel 1569 iniziano i lavori per lo Studiolo3 e per Pratolino, due esempi chiarissimi degli interessi e delle attitudini del principe. Il primo è lo scrigno che accoglie i prodotti più raffinati della Fonderia, la seconda è la villa delle meraviglie idrauliche e botaniche, dove si compenetrano arte, natura e tecnica. L’astrologia, l’alchimia e le altre dottrine che promettono il dominio dei segreti del mondo sono diffuse e tenute in grande considerazione in tutte le corti rinascimentali. Questi interessi possono sembrare inconciliabili con l’idea del Rinascimento come regno della razionalità, tuttavia, in questi secoli, le dottrine astrologiche, le pratiche divinatorie, gli esperimenti alchemici sopravvivono ai divieti, permeando la mentalità del tempo e contribuendo alla successiva formazione del metodo scientifico.


Note
1 Le preoccupazioni e le reprimende di Cosimo sono testimoniati da una lunghissima lettera del 1561 indirizzata al figlio in Cosimo de’ Medici, Lettere, a cura di G. Spini, 1940
2 Bernardo Buontalenti (1531 – 1608) accolto presso la corte medicea appena quindicenne, dopo essere rimasto orfano ed essere sopravvissuto al crollo della propria abitazione. Le sue abilità e il suo ingegno lo rendono caro al giovanissimo Francesco con il quale stringe un legame intellettuale interrotto solo dalla morte del granduca.
3 Il programma iconografico dello Studiolo è diretto da Vincenzo Borghini e realizzato da numerosi artisti guidati dal Vasari. La stanza è rettangolare, coperta da una volta a botte, con una sola finestra chiusa però da un pannello dipinto, pensata per essere illuminata da luci mobili. Adiacente al Salone dei Cinquecento, rivela un carattere opposto al grande ambiente dedicato alle funzioni politiche: lo Studiolo è uno forziere privato, dove Francesco custodisce oggetti rari e preziosi.

Breve bibliografia:

Berti L., Il Principe dello studiolo. Francesco I dei Medici e la fine del Rinascimento fiorentino, m&m editore, Pistoia 2002

Riva C., Pratolino. Il sogno alchemico di Francesco de’ Medici. Miti, simboli, allegorie, Sillabe editore, Livorno 2013

Vasoli C., Le filosofie del Rinascimento, Bruno Mondadori editore, Milano 2002

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Scarica l’approfondimento su Francesco I e l’alchimia

Economia

L’oro delle Alpi Apuane

Le Alpi Apuane sono un piccolo scrigno di ricchezze naturali, frutto di un intenso processo di deformazione della crosta terrestre1. Meritano l’appellativo di alpi per i rilievi aguzzi e le pareti aspre che raggiungono quasi i duemila metri di altitudine.

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OggettoI Medici e il marmo
Obiettivi specifici di apprendimento• Conoscere la dislocazione delle cave di marmo nel territorio dell’alta e bassa Versilia;
• Conoscere l’evolversi della tecnologia dell’estrazione del marmo nella storia e le varietà di marmo;
• Conoscere l’impulso dato dai Medici all’industria del marmo in Versilia;
• Conoscere le vicende che legano l’evolversi della tecnologia dell’estrazione del marmo ai Medici fino all’affermarsi della cultura e dell’economia del marmo in epoca granducale;
• Conoscere il ruolo di Michelangelo nell’utilizzo del marmo delle Apuane;
• Contestualizzare l’industria del marmo nel quadro della politica territoriale medicea;
• Conoscere l’utilizzo del marmo da parte degli scultori della corte medicea.
DestinatariDocenti e studenti delle Scuole secondarie di primo e secondo grado
Materie di insegnamento coinvolteScuola secondaria di primo grado: Storia, Geografia, Scienze, Arte e Immagine
Scuola Secondaria di secondo grado: Storia, Geografia, Scienze, Storia dell’arte

Competenze trasversali ⇒ Assi culturali

• Cittadinanza

Asse storico-sociale
Asse scientifico-tecnologico


Consapevolezza e identità culturale relativa al territorio segnato dalla dominazione medicea
Parole chiaveLeon Battista Alberti, Firenze, costume, San Bernardino da Siena, predicazione volgare, donna, corpo, Baldassarre Castiglione, Società, Giovanni de’ Medici (papa Leone X), Lucca, Firenze, Pietrasanta, Michelangelo, Chiesa San Lorenzo, Cosimo I dei Medici, Giambologna, Giorgio Vasari, Bartolomeo Ammannati, Vincenzo Danti, Breccia medicea, Palazzo mediceo, Seravezza, Pietà San Pietro


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I marmi di queste montagne sono utilizzati da migliaia di anni, attraversando nei secoli alterne vicende. Per molto tempo Carrara detiene il primato nel settore, grazie alla facilità di accesso alle valli e alla presenza di giacimenti a quote inferiori. Durante il Rinascimento, l’intervento mediceo fornisce un forte impulso all’industria del marmo in Versilia, consentendole di diventare concorrenziale alle cave carraresi. Per la politica medicea la Versilia rappresenta un territorio strategico: al centro di una zona ricca di giacimenti marmiferi, attraversata dalla principale via di comunicazione litoranea tra nord e sud, è inoltre dotata di un importante scalo marittimo a Motrone, nodo commerciale sulle rotte tirreniche e punto di approdo delle merci destinate all’entroterra toscano.

Papa Leone X, al secolo Giovanni de Medici, si interessa a questi luoghi tanto da farli diventare un’enclave medicea in territorio lucchese per tre secoli2. L’intervento papale è la premessa per l’affermarsi della cultura e dell’economia del marmo anche in questa zona. Legati a questa politica territoriale, sono i rapporti fra Leone X e Michelangelo. Lo scultore, incaricato di eseguire la facciata della chiesa di S. Lorenzo, riceve l’ordine di utilizzare solo i marmi del nuovo territorio annesso a Firenze, inoltre gli viene richiesto di realizzare la via di collegamento fra i giacimenti e il mare3. Per due anni Michelangelo si adopera fra rischi e disagi, rinunciando ad altre commesse per sovrintendere alla complicata operazione.
Quando i primi marmi giungono a Firenze, il papa ha già disobbligato l’artista dal progetto della chiesa, togliendogli anche l’appalto delle cave. Il marmo versiliese trova piena consacrazione solo cinquant’anni dopo sotto il governo di Cosimo I de Medici4 per l’uso che ne fanno gli scultori accreditati presso la corte granducale. Il Giambologna, Giorgio Vasari, Bartolomeo Ammannati, Vincenzo Danti utilizzano per le proprie opere marmi locali, innescando un importante processo di valorizzazione di questa risorsa. Nelle chiese e nei palazzi fiorentini si impiegano i marmi mischi scoperti a Stazzema, che prendono il nome di Breccia medicea, dei quali il duca va fiero tanto da farne spesso dono ai regnanti d’Europa.


Note

1 La catena montuosa si forma a partire dalla lenta collisione fra due masse continentali, quella italo-adriatica e quella sardo-corsa. Circa 30 milioni di anni fa, questa spinta comprime un antico oceano e provoca l’innalzarsi delle cime apuane. I marmi apuani hanno origine organica: sono composti da detriti e resti di animali dallo scheletro calcareo accumulatisi sui fondali dell’oceano scomparso.
2 Nel 1513, il papa emana un lodo arbitrale per risolvere la disputa fra Lucca e Firenze sul possesso del capitanato di Pietrasanta, assegnando allo Stato fiorentino questi territori. Successivamente, la comunità di Seravezza decreta di donare a Firenze e al suo popolo le cave del Monte Altissimo e del monte di Caragiola, nonché i terreni sui quali costruire le strade per il trasporto e tutti gli altri luoghi del comune dove vi fosse marmo da scavare.
3 Michelangelo, a malincuore, lascia Carrara, dove è impegnato nella ricerca dei marmi per la tomba di Giulio II, per trasferirsi a Seravezza. Qui deve far fronte alla totale assenza delle infrastrutture necessarie tanto per la faticosa discesa dei blocchi a valle quanto per il collegamento con il mare. Manca sul territorio un’affermata conoscenza del mestiere, mentre a Carrara ci sono le maestranze dell’Ars Marmoris: scalpellini, cavatori, lizzatori con i quali Michelangelo collabora da anni, fin dal 1497 quando, nelle cave carraresi, si è procurato il blocco con cui scolpire la Pietà per San Pietro.
4 Espressione di questa consacrazione sono la ripresa della costruzione della strada di Michelangelo per completarne il tragitto fino alle cave dell’Altissimo e la commissione all’Ammannati del palazzo di Serravezza, nel 1561, collocato in posizione strategica lungo la direttrice fra i monti e il mare.

Biblbiografia:

Paola Jervis (a cura di), Paesaggi di marmo. Uomini e cave nelle Apuane. Marsilio Editore, Venezia 1994

Costantino Paolicchi, L’oro delle Alpi Apuane, in L’oro della Alpi Apuane. Cave di marmo e paesaggi apuani nella pittura italiana dell’Otto e Novecento. (Catalogo della mostra a cura di Enrico Dei), Bandecchi&Vivaldi Editori, Pontedera 2006

Costantino Paolicchi, La nascita di un mito. Michelangelo e il marmo delle Apuane, articolo apparso sulla rivista Reality, Centro Toscano Edizioni, Firenze

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Quando Wall Street era in Via Larga

Nessuno è mai riuscito a spiegare in maniera convincente i motivi del primato di Firenze non solo in Italia, ma in tutta Europa, fra il Tre e il Cinquecento. Dire che fu dovuto alla ricchezza non basta dato che anche la ricchezza di Firenze necessita di una convincente spiegazione.

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OggettoNascita del capitalismo a Firenze?
Obiettivi specifici di apprendimento• Conoscere il contesto geo-storico e socio-economico della Toscana tra XIII e XIV secolo;
• Conoscere l’evoluzione della situazione economica nelle città toscane tra XIII e XIV secolo;
• Conoscere le condizioni socio-economiche che portarono Firenze al primato economico in Europa tra XIV e XV secolo;
• Conoscere la struttura organizzativa del Banco de’ Medici e delle sue filiali;
• Conoscere i provvedimenti finanziari voluti da Giovanni de’ Medici (cheque, catasto, etc.) e i loro effetti sull’ascesa economica fiorentina;
• Conoscere i rapporti tra finanza e industria a Firenze e in Toscana tra XV e XVI secolo;
• Conoscere l’influenza dei rapporti finanziari tra i Medici e le potenze europee nel quadro geopolitico degli equilibri.
DestinatariDocenti e studenti delle Scuole secondarie di primo e secondo grado
Materie di insegnamento coinvolte Scuola Secondaria di primo grado: Storia, Geografia, Tecnologia.
Scuola Secondaria di secondo grado: Storia, Geografia, Economia.
Competenze trasversali: Assi
culturali

• Cittadinanza

Asse storico sociale


Competenze di cittadinanza:
- Individuare collegamenti e relazioni tra i differenti campi del sapere (materie);
- Costruire la propria identità culturale di cittadini che abitano in Toscana.
Parole chiaveFirenze, mercanti, Signoria, geografia, economia, Europa, Re Edoardo III, banche, Giovanni de’ Medici, Cosimo de’ Medici, commercio, industria, capitalismo,aristocrazia


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La città, infatti, non godeva di nessun vantaggio naturale: si trovava al centro di un contado povero, o comunque meno ricco di tanti altri; non aveva materie prime; non aveva una posizione geografica privilegiata; non aveva nemmeno un grande fiume navigabile poiché l’Arno era in secca per buona parte dell’anno; infine, anche la vita politica del tempo non garantiva certo ordine e pace, la Signoria, infatti, era tutt’altro che stabile.

Eppure, nonostante le circostanze avverse e le inquietudini politiche e sociali, il ‘miracolo economico’ di Firenze non ebbe equivalenti in tutta Europa. Questa piccola città, da sola, arrivò ad avere un reddito superiore a quello di tutta l’Inghilterra ai tempi della regina Elisabetta. Il re Edoardo III si indebitò con alcune delle ottanta grandi banche fiorentine per un milione e mezzo di fiorini, che corrispondevano all’incirca ad oltre venti miliardi di vecchie lire. E sebbene il regnante avesse dichiarato bancarotta al pari di un qualsiasi mercante, la finanza fiorentina non crollò ma, grazie alla sua superiore organizzazione, poté rifarsi sugli altri mercanti.

I Medici avevano inventato le polizze, cioè gli chèques, le lettere di credito, i buoni del tesoro e il sistema della doppia contabilità, ma soprattutto, si erano stabilmente legati con l’industria attraverso le partecipazioni azionarie.

L’industria tessile fiorentina aveva sgominato qualsiasi concorrenza dal momento in cui si era impadronita dei segreti chimici della tintoria. Federico Oricellari prese appunto il nome dalla orchella, un lichene da lui scoperto durante un viaggio di commercio in Oriente, che forniva un pregiato pigmento violetto, con cui fece miliardi e che divenne il colore tipico del panno fiorentino .

Coi capitali forniti dalle banche di cui erano azionisti, i tintori attrezzarono i loro stabilimenti in modo che le loro lane subissero fino a trenta processi di lavorazione successivi, ognuno sovrinteso da maestranze specializzate. La fase artigianale aveva ufficialmente ceduto il passo a quella industriale vera e propria.

In nascente capitalismo si andava ad incarnare in una nuova aristocrazia del denaro, di origine borghese e mercantile: i Bardi, i Peruzzi, gli Strozzi, i Pitti, i Rucellai, i Ridolfi, i Capponi, i Soderini, gli Albizzi. Questi ultimi, in particolare, fra gli ultimi decenni del Trecento e i primi del Quattrocento, furono i grandi maestri del sottogoverno, fino all’arrivo a Firenze, con la nomina di Gonfaloniere di Giustizia nel 1421, di Giovanni de’ Medici, anch’egli proprietario di una grossa banca, fondata del 1397, il Banco de’ Medici, appunto.

L’azienda dei Medici aveva una struttura analoga, si potrebbe dire, a un moderno ‘gruppo di società’: era composta da diverse società, ciascuna giuridicamente autonoma, ma tutte sotto il controllo effettivo della famiglia dominante. All’epoca della massima espansione e del massimo splendore del Banco, raggiunti sotto Cosimo de’ Medici, il “gruppo” comprendeva il “banco” di Firenze, le “filiali fuori città”, presenti sia in Italia che all’estero, e tre “botteghe” operanti entro le mura cittadine, di cui due dedicate alla produzione di panni di lana e una specializzata nelle stoffe di seta.

Alla morte di Giovanni nel 1428, quindi, suo figlio Cosimo si trovò ad essere insieme il più forte capitalista della Toscana con un patrimonio di quasi 200 mila fiorini e il più popolare portabandiera del proletariato fiorentino per via del catasto applicato da suo padre contro i ricchi. Cosimo fu, probabilmente, il primo uomo di Stato ad applicare in Europa la ‘scala mobile’ e l’imposta progressiva sul reddito: quest’ultima fruttò al bilancio, in vent’anni, quasi cinque milioni di fiorini. Grazie ad un buon investimento a favore del vescovo di Bologna, apparentemente inadempiente, si assicurò l’appalto delle finanze del Vaticano, una volta che il vescovo fu nominato papa Niccolò V. Se la prima espansione del Banco fu agevolata soprattutto dagli stretti rapporti con il Papato, successivamente i Medici divennero banchieri anche dei Re d’Inghilterra, dei Duchi di Borgogna, dei Re di Francia e di numerosi altri principi e sovrani italiani.


Biblbiografia:

Indro Montanelli e Roberto Gervaso, L’Italia dei secoli d’oro. Il Medio Evo dal 1250 al 1492, Milano, Rizzoli, 1967.

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Il fiorino e il fiorentino

L’uomo d’affari fiorentino fra il XIII e il XV secolo è per lo più un banchiere mercante, scaltro e inserito all’interno di una fitta rete di relazioni e di traffici commerciali internazionali. Se agli inizi del Duecento un osservatore esterno avrebbe attribuito a Venezia, Genova o Pisa il primato dell’economia pensisulare, a partire dal Trecento è Firenze che domina le scene.

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OggettoI Medici e il monopolio della finanza in Europa tra XIV e XV secolo
Obiettivi specifici di apprendimento• Conoscere il contesto socio-economico in Toscana tra XIII e XIV secolo;
• Conoscere l’evoluzione della situazione economica nelle città toscane tra XIII e XIV secolo;
• Conoscere i principali prodotti commerciati dai mercanti fiorentini e la loro diffusione in Europa tra XIV e XVI secolo;
• Conoscere il sistema finanziario ideato dai Medici attraverso le lettere di cambio;
• Conoscere la rete dei rapporti commerciali e finanziari intessuta dai fiorentini in Italia e in Europa;
DestinatariDocenti e studenti delle Scuole secondarie di primo e secondo grado
Materie di insegnamento coinvolte Scuola Secondaria di primo grado: Storia, Tecnologia.
Scuola Secondaria di secondo grado: Storia, Economia.
Competenze trasversali: Assi
culturali

• Cittadinanza

Asse storico sociale


Competenze di cittadinanza:
- Individuare collegamenti e relazioni tra i differenti campi del sapere (materie);
- Costruire la propria identità culturale di cittadini che abitano in Toscana.

Parole chiavemercanti, Pisa, Venezia, Genova, Firenze, economia, Medici, commercio, usura, manifattura, finanza, banche, lettere di cambio

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I Medici sono noti e apprezzati nelle repubbliche vicine e in Europa per la qualità dei tessuti, delle manifatture, dei gioielli, delle opere d’arte. Commerciano lana, seta, pellicce, argenteria e ancora libri, spezie, dipinti ma anche olio, agrumi, mandorle, allume, ferro, cavalli e inoltre, sempre prossimi al rischio di usura, svolgono servizi di intermediazione finanziaria e prestito privato. Garantiti da una rete di presenze anche all’estero i Medici grazie al sistema di parentele che si inserisce nella trama dei loro affari, organizzano postazioni e filiali a Bruges, Londra, Parigi, Lione possedendo specialmente il know how della finanza dell’epoca, una garanzia di esperienza da rivendere e un messaggio di fiducia per i propri clienti.
Anche grazie al fiorino – che viene battuto dalla Zecca per la prima volta nel 1252 in oro puro 24 carati e con un peso invariato negli anni pari a 3,53 grammi, una moneta tanto forte e di successo che gli storici moderni considerano come il dollaro del Medio Evo – Firenze può star sicura della propria ricchezza e dei propri affari. Ma il vero potere è quello di sapersi assicurare grandi somme di denaro da banca a banca, da città a città. Oggi Firenze, domani Roma, Napoli, Bruges, Barcellona, senza che un solo quattrino venga spostato fisicamente. Una procedura ormai consueta grazie alle lettere di cambio che i banchieri potevano emettere in una filiale per riscuotere a centinaia di miglia di distanza.


Breve bibliografia:
Sebregondi L. e Parks T., a cura di, Denaro e Bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità, Catalogo Giunti, Firenze 2012

Cipolla C. M., Il fiorino e il quattrino. La politica monetaria a Firenze nel 1300, Il Mulino, Bologna, 2013

Bernocchi M., La monetazione fiorentina dell’età dello splendore: indagine intorno al fiorino aureo, anno accademico 1966/67. Università degli studi di Firenze. Facoltà di Economia e Commercio. Istituto di storia economica. Consultabile qui

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Moda, costume e società

Un abito alla corte di Eleonora

Le sale del Museo Nazionale di Palazzo Reale a Pisa ospitano un raro esempio cinquecentesco di abito femminile. La veste, confezionata in velluto cremisi, è legata al nome di Eleonora di Toledo sebbene non sia chiaro se il prezioso capo facesse parte o meno della guardaroba della moglie di Cosimo I.

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OggettoLa moda spagnola alla corte medicea: l’abito del Museo di Palazzo Reale a Pisa
Obiettivi specifici di apprendimento• Conoscere le diverse tipologie di fonti storiche e saperle confrontare;
• Conoscere l’importanza della moda come attestazione di cambiamenti del gusto e influenze esterne;
• Conoscere il contesto della corte granducale di Cosimo I ed Eleonora di Toledo;
• Conoscere la moda relativa all’abbigliamento e ai gioielli in epoca medicea;
• Conoscere i vari utilizzi che nei secoli hanno avuto i manufatti artistici ed artigianali;
• Comprendere l’importanza della moda come strumento di affermazione del potere e del carisma dei singoli personaggi politici.
DestinatariDocenti e studenti delle Scuole secondarie di primo e secondo grado
Materie di insegnamento coinvolte Scuola secondaria di primo grado: Storia, Arte e Immagine.
Scuola Secondaria di secondo grado: Storia, Storia dell’arte, Design (in particolare negli indirizzi Moda e Design dei Licei artistici e degli Istituti Professionali.
Competenze trasversali: Assi
culturali

• Cittadinanza

Asse storico-sociale


- Individuare collegamenti e relazioni
- Consapevolezza ed identità culturale relativa al territorio segnato dalla dominazione medicea

Parole chiaveFirenze, Pisa, Eleonora di Toledo, moda, Museo di Palazzo Reale a Pisa,
costume, Agnolo Bronzino, scultura lignea, Monastero di San Matteo a Pisa, tessuti, Soppressione Ordini religiosi


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Certo appare invece che la ricchissima stoffa in velluto cremisi, tra i drappi più costosi del tempo, fosse destinata quantomeno alla sua corte: era infatti il medesimo sarto, mastro Agostino, a confezionare gli abiti della duchessa e delle sue dame.

La foggia della veste ricorda da vicino lo stile che proprio Eleonora di Toledo, figlia del viceré di Napoli, introdusse alla corte medicea. Oltre al taglio sartoriale scelto per il busto e per la gonna, caratteristiche sono ad esempio le bande di raso ricamate con cordoncini dorati tra loro intrecciati, elementi stilistici che ritornano di frequente nei ritratti che di lei ha lasciato il pittore di corte Agnolo Bronzino.

L’abito oggi a Pisa giunse nelle collezioni del Museo Nazionale in seguito alla soppressione del vicino convento di San Matteo, il quale, posto sulla riva dell’Arno, custodì il prezioso manufatto tessile per diversi secoli. Nel Cinquecento, era infatti consuetudine il donare gioielli e capi preziosi alle statue di culto, vestendo i simulacri dei santi con abiti alla moda.

Le immagini della Vergine, in particolare, erano scelte per donare una seconda vita a vesti ormai in disuso e, proprio con questo fine, la ricchissima stoffa in velluto cremisi confezionata per la corte medicea venne adattata alle ridotte dimensioni della statua lignea cui fu destinata (forse un’Annunciata). In quell’occasione, lo strascico fu con tale cura ripiegato e cucito verso l’interno da permettere ai restauratori di recuperare nella sua totalità l’originaria foggia della veste, facendo di quest’abito una testimonianza unica di quale fosse la moda in voga alla corte dei Medici a metà del XVI secolo.


Bibliografia:

L’abito della Granduchessa. Vesti di corte e di madonne nel Palazzo Reale di Pisa, catalogo della mostra a cura di Mariagiulia Burresi, Pisa: Soprintendenza per i beni AAAS, 2000.

Roberta Orsi Landini e Bruna Niccoli, Moda a Firenze 1540-1580. Lo stile di Eleonora di Toledo e la sua influenza, Firenze: Polistampa, 2005.

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Tinte e tintori medicei

Nel corso del XIV secolo, soprattutto dopo la Peste Nera del 1348, nasce a Firenze, Venezia e Genova quella che oggi è la moda, ricca di sfarzo, lusso e voglia di vita che si diffonde con enorme rapidità in tutta Europa.

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OggettoTinte e tintori nella Firenze medicea

Obiettivi specifici di apprendimento• Conoscere lo sviluppo tecnologico raggiunto dalle botteghe artigiane fiorentine tra XIV e XV secolo
• Conoscere la diffusione dei prodotti tessili fiorentini in Europa tra XIV e XVI secolo;
• Conoscere l’organizzazione corporativa delle Arti nella Firenze del XIV e XV secolo;
• Conoscere le materie vegetali e minerali e i procedimenti attraverso i quali si ottenevano i tessuti colorati nelle botteghe artigiane fiorentine;
• Conoscere la dislocazione degli antichi laboratori dei tintori nel tessuto urbano fiorentino.

DestinatariDocenti e studenti delle Scuole secondarie di primo e secondo grado
Materie di insegnamento coinvolte Scuola Secondaria di primo grado: Storia, Scienze, Tecnologia e Arte e Immagine.
Scuola Secondaria di secondo grado: Storia, Scienze, Discipline pittoriche, Storia dell’arte, Chimica.
Competenze trasversali: Assi
culturali

• Cittadinanza

Asse scientifico-tecnologico
Asse storico sociale


Competenze di cittadinanza:
- Individuare collegamenti e relazioni tra i differenti campi del sapere (materie);
- Costruire la propria identità culturale di cittadini che abitano in Toscana.


Parole chiavePeste Nera, moda, Rinascimento, Firenze, lana, seta, natura, piante, corporazioni, minerali, coloranti, acqua, Corso dei Tintori, Arno, Alemanno Oricellari, Famiglia Rucellai, Famiglia Della Robbia, allume



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La qualità della lana, ed in seguito della seta, dei prodotti fiorentini raggiunse, nonostante i costi molto alti delle materie prime e dei coloranti, un livello di eccellenza. Le lussuose stoffe erano richieste ovunque, dalla Spagna alla corte del sacro romano impero di Praga, dalla Sicilia fino al mar Baltico, dal Medio Oriente all’Asia, come è dimostrato dai campioni di tessuto giunti fino a noi e ritrovati persino in Cina. Nel 1400 si arrivò ad avere, a Firenze, ben 200 laboratori di tintoria cosicché le grandi corporazioni del settore, della Lana e della Seta, l’Arte di Calimala e di Por Santa Maria, oltre ad essere strutture portanti dell’economia e della finanza divengono autentici detentori del potere politico e, allo stesso tempo, straordinari committenti d’arte. Tra queste, l’Arte di Tintori, importante attività collegata al processo di produzione dei tessuti, fu una delle numerose corporazioni medievali attive in Firenze fin dal XIII secolo alla cui abilità e competenza si doveva soprattutto la varietà, la stabilità e la brillantezza delle tinte sui tessuti che venivano prodotti all’interno di un ciclo produttivo molto complesso. La categoria dei Tintori si divideva in tre gruppi, quelli dell’Arte Maggiore, che tingeva i tessuti nei colori più vari, quelli dell’Arte Minore, specializzati nelle diffuse tinture di color rosso, e infine quelli dell’Arte del Guado, un vegetale usato per ottenere una vasta gamma di azzurri. Il colore più difficile era il morato, ovvero il nero lucido, che era prodotto col gallato di ferro, un segreto gelosamente custodito a Firenze.

Il laboratorio del tintore doveva essere necessariamente spazioso per contenere vasche, conche, tini di varia grandezza, mastelli per rimestare, caldaia e stenditoio e doveva essere ben arieggiato per poter espellere i fumi e le esalazioni tossiche che si sviluppavano durante le lavorazioni. Un elemento di prima necessità era rappresentato dall’acqua che doveva essere abbondante, pulita e non troppo ricca di sali. Non a caso nell’attuale Corso dei Tintori a Firenze, parallelo al Lungarno alle Grazie, era ubicata l’Arte Maggiore che sfruttava le acque dell’Arno dove poi si riversavano i residui delle lavorazioni e dei bagni di tintura con un complicato sistema di canaletti di raccolta e drenaggio. I coloranti usati potevano essere di varia natura. Alcune sostanze vegetali messe in acqua bollente assicuravano il fissaggio del colore alle fibre senza nessun altro trattamento. Altre sostanze, come l’indaco, lo zafferano e l’oricella1, necessitavano invece di un trattamento a base di aceto di vino o urina che avevano il potere di separare la parte colorante e di fissarla alle fibre. Infine, venivano impiegate altre sostanze vegetali come il guado e la robbia2 che, per assicurare la durata e la brillantezza del colore, richiedevano l’uso di fissanti; tra questi erano in uso soprattutto le cortecce di alcuni alberi ricchi di tannino, alcune miscele di ceneri e i prodotti di scarto della fermentazione del vino. Il mordente preferito per il potere di assicurare la massima lucentezza alle fibre era tuttavia l’allume, molto usato da quando furono scoperti ricchi giacimenti in Toscana e nel Lazio.


Note
1 Importata a Firenze dal mercante Alemanno Oricellari da un viaggio in Oriente, questa pianta guadagnò subito l’appellativo di “oricella”, venendo utilizzata in modo massiccio per le tinture tanto che si arrivò a coltivarla in larga scala in quelli che oggi sono conosciuti come orti oricellari. La pianta selvatica, se fatta macerare nell’urina, era in grado di tingere i panni di un intenso colore viola, che divenne il colore riconoscitivo della città. La famiglia, divenuta ormai ricchissima grazie a questa fortuita scoperta assunse prima il nome di Oricellari, per poi ingentilirlo in Rucellai.
2 La robbia, rubia tinctorum, sostanza vegetale dalle cui radici si estraeva il principio attivo. Il nome della famiglia di artisti, documentata dal XIII secolo a Firenze, deriva presumibilmente dalla tintura rossa, il che fa pensare che fosse appartenente all’Arte dei Tintori.

Bibliografia:
P. O. Krysteller, Il pensiero e le arti nel Rinascimento, Donzelli 1990 Gaetano Cantoni, Trattato completo di agricoltura, Volume II, Milano, Francesco Vallardi, 1855

Extras:
“L’età di Cosimo de’ Medici” miniserie televisiva in tre puntate diretta da Roberto Rossellini nel 1973. In particolare, l’episodio de “Il drappo rosso”, in cui un mercante fiorentino del ‘400 guida un mercante inglese alla scoperta della città di Firenze
Museo del Tessuto di Prato, Prato – fino al 9 giugno in mostra “Drappi d’oro e di seta. Tessuti per le corti europee del rinascimento” Museo della Moda e del Costume, Palazzo Pitti, Firenze Primo museo statale italiano dedicato alla storia della moda e alla sua valenza sociale. Fanno parte delle sue collezioni abiti e accessori di moda dal XVIII secolo ad oggi, oltre a biancheria intima, gioielli e bigiotteria. Fra i costumi si annoverano anche gli abiti funebri cinquecenteschi di Cosimo I de’ Medici, Eleonora di Toledo e del figlio don Garzia.

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Corpo Costume Morale in epoca medicea

Se, di passaggio in città intorno al 1460, Leon Battista Alberti nota con disappunto i costumi delle fiorentine criticandoli poi apertamente nel suo De iciarchia quattro anni più tardi, anche la Chiesa di Sisto IV non pare apprezzarli esageratamente.

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OggettoSocietà e costume in epoca medicea
Obiettivi specifici di apprendimento• Conoscere il contesto sociale della Firenze medicea;
• Conoscere le fonti testuali relative alla morale e al costume al tempo dei Medici;
• Conoscere le leggi suntuarie in epoca medicea e la loro funzione;
• Comprendere la funzione del costume come strumento di identificazione della classe di appartenenza di ogni cittadino;
• Conoscere la moda relativa all’abbigliamento e ai gioielli in epoca medicea;
• Comprendere l’importanza del costume e della moda sulle dinamiche del mercato.
DestinatariDocenti e studenti delle Scuole secondarie di primo e secondo grado
Materie di insegnamento coinvolteScuola secondaria di primo grado: Storia, Geografia, Scienze, Arte e Immagine
Scuola Secondaria di secondo grado: Storia, Geografia, Scienze, Storia dell’arte
Competenze trasversali ⇒ Assi culturali


• Cittadinanza

Asse storico-sociale
Asse scientifico-tecnologico


Consapevolezza e identità culturale relativa al territorio segnato dalla dominazione medicea
Parole chiaveLeon Battista Alberti, Firenze, costume, San Bernardino da Siena, predicazione volgare, donna, corpo, Baldassarre Castiglione, società, leggi suntuarie, tessuti, mercato

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Nelle Prediche Volgari (1427) San Bernardino da Siena (1380-1444) rivolge tutto il suo acredine alla donna scostumata, troppo abbellita da lussuria e vanità. Ancora una volta il corpo corrisponde al suo secolo. È un corpo da educare, disciplinare, controllare ma è anche da curare e da promuovere in quanto strumento di relazione sociale. È un corpo da vestire, da “costumare” secondo i canoni e l’etichetta del contesto.

Baldassarre Castiglione già nel 1528 ha delineato in uno dei testi più celebri e influenti del Rinascimento italiano, l’immagine del perfetto gentiluomo. Il Cortegiano è ironico, disinvolto, sprezzante, elegante e soprattutto attento a non mettere troppo in mostra la propria arte perdendo di vista la grazia. Vi sono un corpo fisico e uno sociale. Il primo va curato nella propria intimità, il secondo va educato al pubblico. Monsignor della Casa , fiorentino d’origine, ha elaborato una vera e propria bibbia del vivere in società. I galatei stampati in versione tascabili, fonte di consigli di comportamento aggiornata nel tempo e nei diversi contesti, hanno un notevole successo. Il Galateo overo de’ costumi circola dal 1558 e in 42 anni è stato riedito 38 volte. Vi sono illustrati i precetti per il contegno e la postura del corpo, la scelta degli abiti, le regole della conversazione, la gestualità, la prossemica.

Dal 1415 le norme suntuarie regolano lo sfarzo, lo spreco, la licenziosità dell’essere e dell’agire a Firenze. Le prediche dei moralizzatori si lanciano contro lo spreco e l’ostentazione e contro le donne che mostrano troppo il proprio corpo. Se l’ostentazione è indice di volgarità e immoralità, la discrezione è al contrario segno di moralità. Si comincia così a misurare ogni aspetto del vivere sociale, a partire dall’abito: ampiezza e profondità degli scolli, trasparenza dei veli, lunghezza delle maniche. Anche su monili e gioielli, con puntiglia, le leggi suntuarie elencano quanti anelli devono essere portati per mano, quante catene attorno al collo, quanti fermagli, quanti bottoni. La presenza dei bottoni poi è concessa solo quando a ciascuno di quelli cuciti sull’abito corrisponda un’asola, ovvero vi corrisponda una precisa funzionalità che si oppone a ciò che è futile. Le prostitute sono più libere nel vestire e nel mostrarsi, ma per strada sono obbligate ad indossare un segno esteriore del proprio destino: un velo, una striscia di stoffa o una manica di colore giallo, affinché nessuno possa confonderle con le donne per bene. L’entusiasmo delle donne per tessuti raffinati, sartoria, ornamenti, mobili e antichi monili, fa girare il mercato. La richiesta nonostante le tasse aggiuntive imposte dalle leggi per ogni orpello di troppo, è alta e gli artigiani fanno vibrare gli arnesi. Famiglie come quella dei Medici sono capaci di spendere capitali enormi per festeggiare un Matrimonio o un qualunque altro evento che reputino importante.
Le leggi suntuarie mettono in guardia dallo sperpero per occasioni come queste, eppure proprio perché nate con la funzione di regolare la relazione fra status sociali e rendere identificabile la classe di appartenenza di ogni cittadino dal suo “costume”, rimangono in molti casi inapplicate.


Breve bibliografia:

Sebregondi L. e Parks T., a cura di, Denaro e Bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità, Catalogo Giunti, Firenze 2012 Niccoli B. e Orsi Landini R., Moda a Firenze 1540-1580. Lo stile di Eleonora di Toledo e la sua influenza, Pagliai Editore, Firenze, 2005

San Bernardino, Le Prediche Volgari (per la prima volta messe in luce), Tipografia Landi e Alessandri, All’insegna dell’ancora, Siena, 1853
Consultabile qui

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Arte e architettura

L’evoluzione delle ville in età medicea

Desiderosi di soddisfare le richieste di committenti pretenziosi ed ispirati quali furono per esempio Lorenzo il Magnifico, Cosimo I o Ferdinando I, gli architetti rinascimentali concentrano molte delle loro energie sulla realizzazione o ristrutturazione di ville, ovvero luoghi deputati alla residenza extra urbana dei signori e alla manifestazione pubblica del loro dominio.

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OggettoNascita della villa rinascimentale

Obiettivi specifici di apprendimento• Conoscere il contesto storico della Firenze medicea e del suo territorio tra XIV e XVI secolo;
• Conoscere l’evoluzione della residenza signorile dal fortilizio-casa torre alla villa rinascimentale tra Medioevo e Rinascimento;
• Collocare l’ideazione della villa rinascimentale nel contesto della cultura umanistica e rinascimentale;
• Conoscere i meccanismi della committenza nel Rinascimento;
• Riconoscere nell’ideazione della villa rinascimentale la ripresa del modello classico della villa rustica romana;
• Conoscere la produzione letteraria e trattatistica di Leon Battista Alberti;
• Riconoscere l’importanza della committenza medicea come strumento di potere politico;
• Riconoscere l’originalità progettuale delle ville medicee nel loro rapporto con il paesaggio;
• Conoscere l’eredità in Europa del modello fiorentino della villa con giardino.
DestinatariDocenti e studenti delle Scuole secondarie di primo e secondo grado
Materie di insegnamento coinvolte Scuola secondaria di primo grado: Storia, Italiano, Disegno tecnico (Tecnologia); Arte e Immagine.
Scuola Secondaria di secondo grado: Storia, Storia dell’arte, Letteratura, Latino, Disegno geometrico (in particolare Indirizzo Architettura-Ambiente dei Licei artistici).
Competenze trasversali: Assi
culturali

• Cittadinanza
Asse dei linguaggi (visivo e letterario)
Asse storico-sociale

- Individuare collegamenti e relazioni
- Consapevolezza ed identità culturale relativa al territorio segnato dalla dominazione medicea
Parole chiaveQuattrocento, Rinascimento, Umanesimo, Neoplatonismo, cultura classica, architettura, potere, villa, Michelozzo di Bartolomeo, Bernardo Buontalenti, Lorenzo il Magnifico, Cosimo I, Ferdinando I, Ville medicee, Poggio a Caiano, Filippo Brunelleschi, Giuliano da Sangallo, Leon Battista Alberti, paesaggio, letteratura, agricoltura


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Costruttori e artisti come Brunelleschi, Sangallo, Michelozzo o Buontalenti, seguendo un modello tramandato dall’antichità classica e teorizzato da Leon Battista Alberti a metà del 1400, sono a loro volta creatori di un modello di villa e giardino che si diffonderà presto in Europa.

Abitare è manifestazione di una stretta relazione fra territorio e valori culturali. Quando l’Alberti nel suo De re edificatoria, primo trattato rinascimentale di architettura, insiste sul profondo rapporto fra costruzione dello spazio e paesaggio circostante, rinnova la lezione della cultura classica e vi aggiunge i valori dell’Umanesimo. La villa, simbolo di potere e controllo, perde progressivamente i connotati di struttura militare e per la sicurezza come in epoca medievale, per abbracciare l’assunto neoplatonico che attribuisce valore sacrale agli otia letterari e alla vita rurale. La villa diventa unità funzionale e produttiva, dotata di ampio terreno per coltivazioni e allevamenti e di un giardino che spesso ha le caratteristiche del moderno parco. Sorge idealmente su una collina per mirare, ammirare e farsi ammirare, non troppo distante dalla città perché sia più facile al Signore gestire i propri affari. Ma è anche il luogo dedicato alla ricerca letteraria, scientifica e spirituale, un cenacolo in cui ospiti e residenti possono sperimentare uno stretto rapporto di vicinanza con il paesaggio e contemporaneamente con la propria anima.


Bibliografia:

Alberti L.B., Della Architettura libri dieci. Traduzione di Cosimo Bartoli con note apologetiche di Stefano Ticozzi. Milano, 1833

Frommel S., La villa di Leon Battista Alberti, un modello architettonico?, atti dei convegni internazionali del Comitato Nazionale VI, Mantova 17-19 ottobre 2002, 23-25 ottobre 2003, Olschki, Firenze, 2007

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Le lunette di Giusto Utens

Alla ricerca di un luogo ameno e di svago per la corte, Ferdinando I de’ Medici ordinò nel 1596 a Bernardo Buontalenti l’edificazione, nei pressi del Barco Reale, della villa di Artimino.

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OggettoUn’eccezionale testimonianza storico-artistica: le lunette di Giusto Utens

Obiettivi specifici di apprendimento• Conoscere il contesto storico della Firenze medicea e del suo territorio tra XIV e XVI secolo;
• Conoscere l’evoluzione della residenza signorile dal fortilizio-casa torre alla villa rinascimentale tra Medioevo e Rinascimento;
• Collocare l’ideazione della villa rinascimentale nel contesto della cultura umanistica e rinascimentale;
• Conoscere i meccanismi della committenza nel Rinascimento;
• Riconoscere nell’ideazione della villa rinascimentale la ripresa del modello classico della villa rustica romana;
• Conoscere la produzione letteraria e trattatistica di Leon Battista Alberti;
• Riconoscere l’importanza della committenza medicea come strumento di potere politico;
• Riconoscere l’originalità progettuale delle ville medicee nel loro rapporto con il paesaggio;
• Conoscere l’eredità in Europa del modello fiorentino della villa con giardino.
DestinatariDocenti e studenti delle Scuole secondarie di primo e secondo grado
Materie di insegnamento coinvolte Scuola secondaria di primo grado: Storia, Geografia, Arte e Immagine.
Scuola Secondaria di secondo grado: Storia, Geografia, Storia dell’arte.
Competenze trasversali: Assi
culturali

• Cittadinanza
Asse storico-sociale


- Individuare collegamenti e relazioni
- Consapevolezza ed identità culturale relativa al territorio segnato dalla dominazione medicea


Parole chiaveGiusto Utens (Justus Utens), Ferdinando I de’ Medici, Firenze, Artimino, La Ferdinanda, Bernardo Buontalenti, Granducato, prospettiva “a volo d’uccello”, Cafaggiolo, Trebbio, Pratolino, Marignolle, Lappeggi, Castello, La Petraia, Boboli, Palazzo Pitti, Poggio a Caiano, L'Ambrogiana, Montevettolini, La Magia, Colle Salvetti, Seravezza, Careggi, Cerreto Guidi, Museo Storico Topografico "Firenze com'era"



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La collocazione, un alto poggio dal quale l’imponente fabbrica domina il territorio circostante, fu scelta come metafora del fermo governo del Medici sul principato toscano e la residenza di caccia fu presto nota con l’epiteto di “La Ferdinanda” in onore del suo fondatore, il granduca.
Come per il sito scelto, anche la decorazione interna vuole celebrare il potere mediceo. La monumentale architettura dei due saloni di rappresentanza fu infatti arricchita da affreschi e stucchi dorati secondo un elaborato programma iconografico, volto ad esaltare le virtù personali di Ferdinando I e di sua moglie Cristina di Lorena tanto quanto la magnificenza del loro regno. Nel cosiddetto Salone Grande, in particolare, le lunette di raccordo tra le pareti e la volta del soffitto diventarono il luogo ideale per celebrare i possedimenti del principato mediceo ed il controllo capillare del territorio operato dal granduca. E’ qui che trovarono posto 17 tele raffiguranti le principali ville medicee, lunette che tra il 1599 ed il 1604 il pittore fiammingo Giusto Utens realizzò con minuzia di particolari utilizzando una prospettiva “a volo d’uccello”.
Le ville scelte sono Cafaggiolo, Il Trebbio, Pratolino, Marignolle, Lappeggi, Castello, La Petraia, il Belvedere con Palazzo Pitti, Poggio a Caiano, L’Ambrogiana, Montevettolini, La Magia, Colle Salvetti, Seravezza. Perdute sono invece le tele raffiguranti Careggi, Cerreto Guidi e Artimino. Le tele furono trasferite nel 2014 nella villa medicea della Petraia dove sono oggi esposte al pubblico, dopo essere state a lungo in deposito presso il Museo Storico Topografico “Firenze com’era”. Oltre al valore artistico, l’importanza delle lunette di Utens risiede nella loro valenza di testimonianza storica: è proprio grazie a queste opere che è stato possibile ricostruire quale fosse l’aspetto delle ville medicee al tempo di Ferdinando I de’ Medici.


Breve bibliografia di riferimento:

Daniela Mignani, “Le Ville Medicee di Giusto Utens”, Firenze: Arnaud, 1980.
“Ville e giardini nei dintorni di Firenze. Da Fiesole ad Artimino”, a cura di Stefano Casciu e Mariachiara Pozzana, Firenze: Edizioni Polistampa, 2010.
“L’immagine dei giardini e delle ville medicee nelle lunette attribuite a Giusto Utens” a cura di Cristina Acidini Luchinat e Alessandra Griffo, Firenze: Edizioni Polistampa, 2016.

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Palazzi regali e cappelle private

Durante il Quattrocento a Firenze, si posero le basi per il rinnovamento edilizio della città. Le famiglie più importanti, infatti, affidarono ai grandi protagonisti del Rinascimento la costruzione dei loro palazzi, che dovevano manifestare il prestigio e il potere del committente.

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OggettoPalazzi regali e cappelle private: Palazzo Medici a Firenze modelo illustre

Obiettivi specifici di apprendimento• Collocare Palazzo Medici nel contesto dell’evoluzione dei palazzi privati dal Medioevo al Rinascimento;
• Conoscere il contesto storico della Firenze medicea nel XV secolo;
• Riconoscere l’importanza della committenza medicea come strumento di potere politico;
• Conoscere l’attività artistica di Michelozzo di Bartolomeo per i Medici;
• Conoscere l’attività artistica di Benozzo Gozzoli per i Medici;
• Riconoscere l’originalità progettuale di Palazzo Medici a Firenze;
• Riconoscere la peculiarità iconografica e stilistica della Cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli nella Cappella di Palazzo Medici.
DestinatariDocenti e studenti delle Scuole secondarie di primo e secondo grado
Materie di insegnamento coinvolte Scuola secondaria di primo grado: Storia, Arte e Immagine.
Scuola Secondaria di secondo grado: Storia, Storia dell’arte.
Competenze trasversali: Assi
culturali

• Cittadinanza

Asse storico-sociale


- Individuare collegamenti e relazioni
- Consapevolezza ed identità culturale relativa al territorio segnato dalla dominazione medicea


Parole chiaveFirenze, Quattrocento, Rinascimento, architettura, potere, Palazzo Medici, Michelozzo (Michelozzo di Bartolomeo), Benozzo Gozzoli, Ville medicee, Poggio a Caiano, Giorgio Vasari, Bernardino Poccetti, Cristina di Lorena, Seravezza, Bernardo Buontalenti, Lorenzo de’ Medici, Giuliano de’ Medici, Piero de’ Medici, Giovanni Paleologo

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I nuovi edifici influirono anche sulla trasformazione della struttura urbana, poiché si aggiungevano ai poli della città medievale, organizzata intorno alla cattedrale e al palazzo pubblico. Il vero prototipo della dimora signorile urbana nella Firenze rinascimentale è Palazzo Medici, costruito da Michelozzo a partire dal 1444 ed esempio per molti edifici successivi. Particolarmente notevole, in questo palazzo, è la Cappella Palatina, affrescata da Benozzo Gozzoli a partire dal 1445, la cui visione in anteprima stupì persino papa Pio II Piccolomini, in visita a Firenze nel 1459. L’elemento innovativo, oltre che nella scelta delle scene raffigurate, risiede nella stessa struttura. A Palazzo Medici si ha, infatti, uno dei primi esempi, che faranno scuola negli anni a seguire, di cappella all’interno di residenza privata.

I Medici sono la prima famiglia che, pur non ricoprendo mai incarichi di governo ufficiali, si fanno costruire una casa che assomiglia ad una vera e propria reggia e che, al suo interno, pongono una cappella privata, per di più di quella importanza ed eleganza. Parimenti, all’interno dei complessi delle Ville medicee ritroviamo l’elemento architettonico della cappella privata, trattandosi di un costituente pressoché imprescindibile della Villa, al pari del teatro o delle scuderie. Tra queste: la cappella immersa nel parco della villa di Poggio a Caiano, che ospitava la Pietà dipinta dal Vasari nel 1560 -oggi visibile all’interno della Villa; la cappella della villa della Petraia, decorata solo nel 1589 da Bernardino Poccetti su volontà di Cristina di Lorena; oppure, la cappella della villa di Seravezza, attribuita al disegno del Buontalenti.
Il tono della narrazione del Corteo dei Magi di Benozzo Gozzoli all’interno della celebre cappella di Palazzo Medici, è ostentatamente profano: in un paesaggio collinare che ricorda la campagna toscana, si snoda il corteo dei personaggi riccamente abbigliati secondo la moda del tempo. Tra questi si possono riconoscere i membri della famiglia Medici: il giovane Lorenzo -che all’epoca dell’affresco aveva appena dieci anni- compare nella veste di re, dietro di lui suo padre Piero è alla testa del corteo, mentre sulla parete opposta il fratello Giuliano è identificabile nel giovane cavaliere accompagnato da due ghepardi. Il primo dei Magi è rappresentato con le fattezze del Patriarca di Costantinopoli mentre il secondo è l’Imperatore bizantino Giovanni Paleologo. Il simbolismo è molto ricco ma il messaggio risulta subito chiaro: attraverso la rappresentazione degli ospiti illustri dei Medici si sottolinea il ruolo svolto dalla famiglia nella vita politica e culturale della città e si intente subordinare tutti gli affari, compresi quelli religiosi, al genio dei Medici.


Bibliografia:

Il Sole 24 ORE Arte e Cultura (a cura di), La grande Storia dell’Arte. Vol. 3, Il Quattocento, Milano 2005.
Tommaso Storai (tesi di laurea), Sviluppo turistico delle Ville medicee Patrimonio dell’Umanità, Università Ca’ Foscari di Venezia, anno 2016/2017.
Links:
Lo splendore della Firenze dei Medici – “Il Tempo e la Storia” Rai Storia, Franco Cardini

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